Se dovessi fare io il programma con Renzi...
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Direte voi, «ma che ci importa di quello che pensi tu delle proposte di Renzi?». Probabilmente niente. Però visto che le ho lette tutte (come spero facciano, non solo Bersani, ma tutti i segretari dei partiti d'opposizione) e che su alcune ho qualcosa da dire, nel tentativo di scendere dalla giostra dei "rottamatori" e salire in quella dei "programmatori", prendete questo post come il tentativo di dare il buon esempio a quelli più importanti di me, quelli - per intenderci - che con Renzi (sempre che non se lo carichi il Terzo Polo) dovranno probabilmente scrivere un programma di coalizione.
Ovviamente, delle osservazione, ne scrivo solo parte, diciamo solo quelle su cui proprio non posso trattenermi, perché 100 sarebbero troppe e perché credo lo spirito giusto sia questo: non esser troppo pignoli che altrimenti la coalizione salta..
7. I partiti organizzino la democrazia, non siano enti pubblici. Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto e in ogni caso commisurato al solo rimborso delle effettive spese elettorali, condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie. Favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia attraverso donazioni private in totale trasparenza, tracciabilità e pubblicità.
No. Per me il finanziamento pubblico è l'anima della democrazia, strumento di garanzia per chi non è Berlusconi né ha amici ricchi come Berlusconi. Però parlerei com'è corretto di rimborsi elettorali, o addirittura, di "anticipi elettorali", introducendo un tetto massimo di spesa molto ma molto basso. Ad esempio, stabilito che si possono fare campagne elettorali senza spendere fortune (e magari salvando le nostre città dalla marea di manifesti), potremmo tranquillamente permetterci di assegnare ad ogni partito 500 mila euro e a ogni candidato - dove ci sono le preferenze - 5 mila. A questi potranno aggiungersi i fondi raccolti con donazioni private (trasparenti etc etc) esclusivamente individuali (niente aziende quindi) e mai superiori a 1000 euro. Il risultato sarà una politica più indipendente da poteri forti, banche, imprese e criminalità.
8. Azzerare i contributi alla stampa di partito. Con internet, chiunque può produrre a costo zero il suo bollettino o il suo house organ. I contributi alla stampa di partito vanno aboliti.
Come sopra. E come ho scritto qui, il finanziamento va ridotto e va dato meglio però è elemento di democrazia. Nella proposta c'è l'aggravante che, da uno che conosce internet, mi sarei aspettato meno superficialità. Dire che un giornale online si fa a "costo zero" vuol dire dimenticarsi che un giornale va scritto prima di essere pubblicato e che scrivere un giornale è un lavoro e che i lavori vanno pagati. Il "costo zero" non esiste, neanche in rete.
In questo punto, non essendocene traccia altrove, avrei inserito almeno una riga sul conflitto di interessi, una cosa sulle concessioni statali e, in particolare sulle televisioni, in cui si dica che non faremo come Violante.
In questo punto, non essendocene traccia altrove, avrei inserito almeno una riga sul conflitto di interessi, una cosa sulle concessioni statali e, in particolare sulle televisioni, in cui si dica che non faremo come Violante.
13. Eliminiamo la classe politica corrotta. Lo strumento è una amnistia condizionata. Al rispetto di 5 punti: ammissione della colpa, indicazione di tutti i complici, restituzione del maltolto, impegno a non fare più politica. In caso di nuovo reato, la pena si somma a quella del reato oggetto dell’amnistia.
Romantico. Illuso. E poi quanti di quelli che sarebbero favorevoli a questa amnistia per politici si indignano se analoghi provvedimenti di clemenza, anche se usati come strumento di "collaborazione", salvano dal carcere chi c'è finito per leggi come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi? Chi c'è finito perché immigrato "clandestino", tossicodipendente o perché ha rubato per fame?
14. Razionalizzare le missioni italiane all’estero. Definire una strategia di coordinamento della presenza militare all’estero in pieno accordo (e non in competizione) con l’Europa, per essere di maggior aiuto alle popolazioni e razionalizzare il costo d’intervento.
Ci sono missioni e missioni e il loro finanziamento va valutato caso per caso. Per il tema generale la premessa deve essere l'obiettivo "esercito europeo" e il taglio drastico delle spese per la Difesa e gli armamenti.
18. Portare il rapporto debito/Pil al 100% in 3 anni. La crisi di fiducia nell’Italia sui mercati internazionali accresce i tassi d’interesse e il peso del debito, che si trasforma in maggiori tasse per tutti. Per alleggerire questo peso e ridare fiducia ai mercati dobbiamo riportare il rapporto tra il debito e il Pil al 100% in tre anni. Questo puo’ essere fatto attraverso: i) privatizzazione imprese pubbliche; ii) privatizzazione municipalizzate; iii) alienazione di parte del patrimonio immobiliare dello Stato (il valore di mercato degli immobili di proprietà pubblica è di 380 miliardi; di questi sono ci sono immobili liberi per un valore di 42 miliardi di euro. Questi ultimi, essendo inutilizzati, possono essere venduti subito. Sul resto si veda quello che serve effettivamente al servizio pubblico e l’eccedenza sia liberata e venduta. Creazione di un fondo immobiliare che si occupi della valorizzazione degli asset). iiii) imposta sui grandi patrimoni. Non solo questo riduce il debito, ma elimina gli spazi per il clientelismo.
Rispondo con sintesi, approvando la premessa e l'obiettivo di massima "riduzione rapporto debito/pil". Sono contrario alle prime tre proposte (per la stessa ragione di fondo e cioè che non sta scritto da nessuna parte, se non nella testa degli industriali, che il privato debba obbligatoriamente svolgere, a parità di qualità e garanzie lavorative, un servizio meglio del pubblico, né gestire con maggiori benefici per la collettività un bene) e favorevole alla quarta. Sull'alienazione del patrimonio immobiliare inutilizzato, in particolare, da un Sindaco che conosce la fame di costruttori e speculatori e i bisogni di spazi sociali e pubblici delle città, mi sarei aspettato maggiore prudenza.
27. Liberalizzare i servizi pubblici locali. I servizi pubblici locali sono un monopolio d’inefficienza; bisogna liberalizzare i servizi, accorparli in poche società, abbassare i costi di gestione, ottimizzare l’uso del personale, rendere le gestioni trasparenti, allontanare la politica dalle decisioni aziendali.
Coerente con la sua posizione sul referendum dell'acqua (Renzi era contrario). Quindi, coerentemente sbagliata e infarcita di un'insopportabile demagogia. Abbassare i costi, ottimizzare e rendere trasparente può farlo anche una società pubblica e non "allontanando la politica" ma proprio riportando la politica e le sue responsabilità al centro della vicenda.
35. Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive. Per superare il dualismo del mercato del lavoro, che vede parte dei lavoratori con tutte le garanzie e gli altri (i giovani) senza nessuna garanzia, occorre introdurre un contratto unico a tutele progressive che dia maggiori certezze ai giovani.
Sarebbe bello parlare di reddito di cittadinanza. Fatto quello il precariato non è più tale e si può discutere di come assicurare mobilità e flessibilità.
38. Aliquote rosa. L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità uomo donna sul piano del lavoro.
Per "riallineare in alto le parità uomo donna sul piano del lavoro" non serve l'agevolazione fiscale bensì servizi che liberino le donne dal lavoro di cura e domestico. Asili nido, assistenza per anziani, scuole a tempo pieno, centri sportivi pubblici. E poi la maternità (una maternità vera, non la sospensione) anche per le lavoratrici atipiche. E per i padri, ovviamente, che i figli sono di entrambi.
45. Un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da venture capital. Istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalità del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche. Il fondo sarà gestito un comitato esecutivo in carica per almeno 7 anni, costituito per 1/3 da professori impegnati nella ricerca a livello internazionale, per 1/3 da membri della comunità finanziaria esperti di project finance e venture capital, e per 1/3 della Comunità europea.
46. Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria. Detrazione dalla base imponibile del 905 di quanto donato alle università e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari.
Disse Maria Stella Gelmini. Ok il 46 ma forse dovremmo ricordarci di dire che la ricerca deve essere primariamente finanziata dallo Stato e che altrimenti possiamo dire addio ad ogni ricerca che non produca profitto per qualcuno, casa farmaceutica o produttore di armi che sia. Poi forse avrei messo qui la questione dei finanziamenti a scuole e università private, il tutto riassunto in una parola (per una volta buona): tagli.
62. Mai meno dell’1 %. Il Governo decida di investire l’equivalente dell’ 1 % del Pil italiano per la cultura.
Dal sindaco di Firenze ci si aspetta di più. Non scordiamoci che la media europea è molto ma molto più alta. Io dire che quella è la soglia minima. Ma proprio minima. Se vogliamo mettere un numeretto io metterei 3%.
73. Liberalizzazione del trasporto pubblico regionale. Bisogna incrementare l’offerta di mobilità ferroviaria su base locale, favorendo la liberalizzazione dei servizi. Le Ferrovie dello Stato sono infatti sempre più concentrate sul trasporto ad alta velocità mentre rimane l’esigenza di avere trasporti ferroviari locali frequenti ed efficienti.
Vale quanto detto più su sui servizi. Con l'aggravante dell'infrastruttura. Il rischio di un caso "autostrade" è molto elevato, direi certo. Sul trasporto locale le parole chiave devono essere due: ferro e bici. E per entrambe servono investimenti pubblici, serve cambiare il codice della strada e mettere al centro pedoni e biciclette, serve costruire una rete urbana di tram e extraurbana di treni, ben collegata a parcheggi di scambio, servono le piste ciclabili, le aree pedonali. Non servono gli incentivi sulle auto.
74. Istituire gli “affitti di emancipazione”. Sul modello spagnolo, vengono istituiti gli “affitti di emancipazione” per i giovani che escono di casa. Si tratta di approntare un’offerta pubblica di “housing”, di appartamenti da dare in affitto a un prezzo ragionevole e per un tempo limitato ai giovani che cercano di uscire di casa, che vogliono sposarsi e non trovano casa, che si muovono dalla propria residenza per motivi di lavoro.
Rilancio con un piano straordinario di edilizia pubblica. Per tutti. E con una tassa esponenziale sugli immobili sfitti, per sgonfiare la bolla speculativa che rende insostenibili i canoni nelle grandi città.
89. Una regolamentazione delle unioni civili. La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.
Certo. Ma mancano due parole semplici semplici: "matrimonio omosessuale" e "omogenitorialità". Inoltre inserirei qui l'adozione anche per i single. Non se ne può più di queste formulette vaghe e, forse inconsapevolmente, discriminatorie.
95. Immigrazione intelligente. Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.
Si può storcere il naso se l'unica proposta sull'immigrazione è in termini economici e di "competenze professionali da acquisire"? Direi di sì. Niente sul capolarato? Sul lavoro nero? Sul ricongiungimento familiare? Sul reato di clandestinità? Sulle politiche per l'integrazione? Sull'intercultura? E il voto agli immigrati (non solo alle amministrative) lo diamo?
97. Far diventare legge il 5 per mille. Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.
98. Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit. La proposta è già stata presentata dalla Commissione Europea, ed è venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino.
E l'8 per mille? Io toglierei quello, confermando ovviamente la possibilità al volontariato cattolico di sostenersi come tutti con il 5 per mille, che può semmai crescere percentualmente e diventare il nuovo 8 per mille.




6 comments
rispondo solo alle prime 3 proposte sulle quali hai commentato, dato che quelle che ho visto meglio sono le prime 17.
7. Cio' che dici te non e' in contrasto con la proposta di Renzi, dato che quella proposta recita "Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto" e te vai sulla strada della riduzione
8. Fai un osservazione corretta, ma io sarei per la riduzione quantomeno dei finanziamenti pubblici ai giornali, mi dispiace dirtelo ma capita spesso di vedere quanto prende l'Unita' ed e' troppo (e a me l'Unita' piace come giornale, intendiamoci)
13. Sara' pure romantica e illusa ma e' una proposta ottima, non nasce dal nulla ma da cio' che ha fatto Mandela in Sud Africa con gli "apartheiders"
Sarebbe un discorso lunghissimo. Per accenni:
7. non sono d'accordo a limitare i finanziamenti pubblici ai partiti (a meno che non si imponga un tetto anche ai contributi privati (perché se limiti solo quelli pubblici sai che indipendenza puoi aspettarti)) mentre sono d'accordissimo a condizionarli a regole di democraticità interna.
35. il contratto unico, in regime di bassa produttività, non risolve proprio niente: semplicemente quando ci si avvicina al momento in cui le tutele comincerebbero a scattare calcio nel sedere e avanati un altro (il fatto che sia da anni il cavallo di battaglia di Confindustria non dice proprio niente?). E a pescindere delle ricadute economiche (ricerca del profitto sulla riduzione dei costi per la forza lavoro anziché in aumenti di efficienza), secondo me negative, di un ulteriore aumento della flessibilità è perfettamente inutile che cerchino di darci a bere che ci daranno la flex-security danese perché i soldi per realizzarla, tanto più se si pretende di ridurre il rapporto debito/pil, non ci sono e non salteranno fuori.
27. a parte che è fastidioso parlare di liberalizzazioni quando si tratta semplicemente di privatizzazioni (per liberalizzare ci vuole la concorrenza e a livello di servizi pubblici locali non c'è e non ci può essere. Lo sventurato parla poi anche di concorrenza fra scuole e ospedali: poveri noi!), sembra sempre di dover ragionare come se l'esperienza inglese non esistesse: la privatizzazione di acqua e trasporti (non è che resti molto altro da privatizzare a livello locale) in UK ha datto pessimi risultati come qualità e come costi.
Ma di là di tutto il problema centrale che, a mio modo di vedere, un (aspirante) capett...leader della sinistra deve affrontare è il rapporto con i diktat europei: da parte di Renzi non ho visto uno straccio di analisi convincente della questione mentre una grande disponibilità ad accogliere la sostanza degli ukase BCE. Come dire: molto rumore per nulla e allora tanto vale tenerci Bersani.
@christian.
7. La differenza è che Renzi vede la riduzione del finanziamento come un eventuale compromesso. Io la vedo come la condizione ideale. Una forte riduzione che però mantenga ben saldo il principio democratico.
8. hai ragione. ed è proprio quello che ho scritto nel post che link in quella risposta. però correggo ed esplicito che è meglio.
13. anche qui esplicito. perché forse vale la pena approfittarne per una breve riflessione sull'amnistia e l'indulto.
@ panda.
7. ok, concordo. e infatti io dico di limitare fortemente quelli privati e di ridurre e vincolare quelli pubblici. poi ovvio ci devono essere dei paletti per accedere ai fondi.
35. E invece i soldi ci sono. Si possono trovare, ad esempio, nei fondi della Difesa. Resta comunque per me la premessa del reddito minimo garantito.
27. sottoscrivo.
sempre sulle tue risposte:
18. Non e' un momento nel quale si puo' essere contrari alla vendita del patrimonio pubblico, secondo me. Sicuramente qualcosa la si riesce a vendere senza nessun tipo di danno ma anzi di beneficio. Per esempio Brunetta citava a Otto e mezzo i propietari di case pubbliche che potrebbero comprarsi la casa stessa, immagini si riferisse alle case popolari. Di certo in quel caso si fa se quelle persone hanno i mezzi e sopratutto il desiderio di comprarla e se sono molti anni che la abitano, quindi non se sono li' in caso di emergenza che finita l'emergenza quelle case le possiamo dare a qualcun altro
27. Mi hai fatto riflettere, non l'avevo collegato subito al refendum. Comunque rimane un problema: spesso la nomina politica di queste aziende viene fatta per persone che non sono competenti in quei settori...
35. Probabilmente sai che questa proposta ricalca la proposta Ichino. Credo che siano fattibili entrambi: la proposta Ichino e il reddito di cittadinanza (ma su quest'ultimo molto bisogna discutere per quanto riguarda le modalita')
38. Lo stesso tipo di agevolazione fiscale e' nel programma di Bersani(http://beta.partitodemocratico.it/doc/204287/le-nostre-proposte-per-le-donne.htm). Anche in questo caso si puo' cercare di fare sia questo sia quello che proponi tu
Da calogeriano impenitente sono fin troppo d'accordo con la proposta del reddito di cittadinanza e concordo anche che possano trovarsi i soldi a spesa invariata, ma allora bisogna anche tagliare sulle grandi opere e magari introdurre una bella patrimoniale (è in sostanza la contromanovra di sbilanciamoci); quello che propone Renzi, di là delle chiacchiere, è però l'austerità: il rapporto debito/pil lo riduci o generando crescita o tagliando il debito: la crescita la aumenti con un programma di investimenti pubblici, di cui non c'è traccia; il debito tagliando la spesa di cui ci sono moltissime tracce. Quando il nostro dice "far tornare i conti per rilanciare la crescita" io sento puzza di austerità espansiva, una favoletta che, oltre ad Alesina-Giavazzi e la BCE, non si beve più neanche l'IMF (vd. http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2011/09/Ball.htm). Ci scommetto i miei due talleri che in caso di flex-security, quando la disoccupazione aumenterà, si scoprirebbe rapidamente che i soldi per la security non ci sono ma la flex intanto ce la teniamo; visto che non capisco neanche quale interesse pubblico ci sia in un appiattimento verso il basso delle garanzie (vd. http://temi.repubblica.it/micromega-online/uscire-dalla-crisi-sconfiggendo-la-precarieta/) dico che quello di Renzi è un programma interessante...per la destra. In effetti la circostanza che il nuovismo della sinistra coincida largamente con le proposte di un'istituzione ultraliberalista come la Banca Centrale lo trovo un sintomo allarmante di nullismo politico e culturale; detto francamente l'unica voce piddina che trovo veramente chiara e convincente in materia di economia è Fassina (con la a): gli altri meglio perderli che trovarli.
Ah, faccio anche presente che privatizzare i servizi pubblici locali significa in moltissime regioni regalarli tout court alla mafia.
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