Mazinga: Roma, Alemanno e l'opposizione.
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Nicola Zingaretti, intervista di Luca Sappino
Mentre è l'avventura di Alemanno come sindaco di Roma che attraversa il suo momento più difficile, la crisi politica vera, quella oltre lo scandalo, mentre la tempesta viene superata (o almeno così pare, temporaneamente) a suon di rimpasti, manovre, corteggiamenti e compromessi, mentre è la maggioranza di Alemanno a cambiare composizione e equilibri – fuori futuristi e dentro banchieri e clero – a guardare i muri della città sembra sia il solo Nicola Zingaretti a passarsela male. Anzi, malissimo. Eppure lui, ad incontrarlo, pare tranquillo, convinto che quello a cui è sottoposto è un fuoco di chi ha paura, di chi tenta inutilmente di stanare un avversario che sa più forte. Zingaretti è sicuro di sé, e questo è tanto innegabile quanto inevitabile. Se c'è chi ti chiama in continuazione “Zinga”, per fare il verso al supereroe giapponese, un po' finisce che ci credi. Mazinga è quello che fa tremare il regno delle tenebre e del male, il robot con i turbo missili, che lotta, cade, si rialza e sempre vincerà. Ma Nicola Zingaretti, che pur ci crede, di volare non sembra avere alcuna intenzione. Non vola e non si tuffa giù in picchiata. Soprattutto, non spara raggi gamma. Non ancora almeno. E neanche sulla nuova giunta capitolina, che pure meriterebbe.
Non riesco a trovare nessuna dichiarazione anche solo vagamente critica sulla seconda fase di Alemanno.
Perché quello che posso dire è che mi auguro che ci sia un interlocutore solido con cui confrontarsi. Lo esige la situazione economica dello sviluppo e del lavoro, che richiede politiche attive che presuppongono enti attivi e autorevoli. Mi auguro che Alemanno sia consapevole di questo e su questo abbia costruito la sua nuova squadra.
Nessuna valutazione a caldo?
Vediamo prima cosa combinano.
Zingaretti è calatissimo nel suo ruolo istituzionale, insomma. Eppure il centrodestra non si sta risparmiando...
Nella loro aggressività io vedo il loro fallimento più che la loro forza.
E intanto la propaganda va avanti. Non si può pensare che questo non produca effetti.
Io so solo che loro governano tre livelli di gestione e programmazione immensi (governo, Regione e Comune, ndr) rispetto al nostro presidio in Provincia. E so che se si autoriducono al ruolo di opposizione, per noi è una vittoria.
E che si vince?
Il riconoscimento implicito del nostro buon governo. Nonostante poteri e risorse limitati.
Bella soddisfazione...
Vedi, io considero un punto d'onore distintivo e non banale sfuggire a quel piano di dibattito. Quindi mi interessa sapere cosa significano i loro attacchi, piuttosto che rispondere.
E, senza scendere su quel livello, come si risponde?
Non rassegnandosi a fare opposizione solo con comunicati stampa sull'attualità, cosa che spesso purtroppo facciamo. Provando invece a comunicare un modello di sviluppo che offra speranza alle forze della città, quelle più deboli e quelle più moderne.
Un'impresa mica da ridere..
Siamo in ritardo, è vero. Il centrosinistra aveva sottovalutato l'ipotesi dell'accelerazione degli eventi. Pensavamo di avere molto più tempo per piangerci addosso. Eppure possiamo farcela, cominciando a ricordarci che per anni abbiamo già rappresentato un modello di sviluppo valido e comprensibile.
Non è grazie a Parentopoli che si vince?
Non credo proprio..
Non è uno scandalo a indirizzare il voto?
La gente sceglie sulla speranza che la politica è capace di suscitare.
Speranze e facce che ispirino fiducia, come banalità vuole?
Le facce che vanno in giro a raccontare la nostra idea di città sono importanti, senza dubbio. Noi dobbiamo costruire una nuova classe dirigente. Senza quella non si vince. Non possiamo farcela solo sui limiti della destra.
Avanti con le primarie dunque?
Assolutamente. Altrimenti si implode sotto il peso dell'autoreferenzialità.
E tu sei candidato?
Questo gioco del volto utile è sintomo della fatica che facciamo a comprendere la complessità di questa città. Lo stesso limite che ci impedisce di capire perché un disoccupato o un precario delle periferie romane è affascinato dai messaggi di questo centrodestra.
Ma “Zinga”, in caso di necessità, è pronto a correre?
(Ride) …quando ci sarà lo vedremo.
Ma così non vale..
Vale, vale. Anche perché non è così che funziona. Non è il candidato che ci salva.
E cosa salva il centrosinistra?
Diciamo che la classe politica romana dovrebbe ben sapere che trovare il candidato è l'ultimo dei nostri problemi. Il nostro problema è l'alternativa. E se mi chiedi se correndo alle primarie si rappresenta l'alternativa, ti dico che corro già da tempo, corro con l'esperienza di governo che mi vede protagonista.
Il problema del centrosinistra romano è il centrosinistra stesso, i partiti che lo compongono?
I partiti attraversano un momento complesso e critico, di intensità variabile a seconda delle storie. Nessuno, pero, mi pare abbia una capacità di reazione all'altezza della capacità di critica. Il problema del centrosinistra è che prevalgono ancora individualismi e particolarismi, malattie che, a Roma, diventano la sindrome del municipalismo.
E poi, a veder i nuovi assessori, c'è il problema dei poteri, che oggi tutti schierati con il sindaco.
I poteri si schierano, e lo fanno convintamente, solo quando c'è credibilità di una proposta. Quando si schierano in virtù di accordi e patti non vale, il risultato è diverso. E rischia di non durare...
da Gli Altri, venerdi 21 gennaio 2011






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