LUCA SAPPINO, CANDIDATO ELEZIONI REGIONALI DEL LAZIO - 2010
il 28 e 29 marzo per Emma
BONINO presidente, vota Sinistra Ecologia Libertà e scrivi SAPPINO

martedì 28 luglio 2009

RIFLESSIONI DA DEMOCRATICPARTY


Luglio a Roma è un mese caldo e un po' per trovar rinfresco, un po' per la forza dell'abitudine o per la sincera voglia di veder volti amici, spesso mi ritrovo a passare le serata sul viale di Caracalla, in quella che fu la festa dell'Unità e che oggi è il DemocraticParty. Ci vado nonostante i prezzi alti e l'atmosfera da sagra commerciale, ci vado nonostante sia una festa di partito ormai tutt'uno con l'estate romana e le bancarelle lungo il Tevere. Ci vado e ci resto fino a tardi, mi godo il fresco e chiacchiero con tanti compagni e alcuni amici.

Come successo anche ieri sera, si parla a lungo, ripetendosi e in maniera scomposta, ma fa parte del gioco ed è bello per questo: sono dibattiti spontanei, nati attorno ad un tavolino di plastica bianca, sotto un'insegna della Peroni (unico tono rosso in tutto il viale), sorseggiando una birra o aspettando il classico e immutabile panino con la salsiccia. Vado e chiacchiero volentieri, ma non sono mai soddisfatto. Io sono “quello di Sinistra e Libertà” e anche se sarebbe bello e utile parlare di politica con me, di ciò che ci divide, di ciò che ci unisce, questo è impossibile. Due sono i grandi temi di cui si parla tra gli stand: il congresso e le alleanze. Io sono “quello di Sinistra e Libertà” e a me si chiede solo chi sosterrei se fossi nel Pd e con chi andrò una volta tornato all'ovile (loro ne sono proprio convinti, è inutile continuare a spiegarli che il mio ovile è altrove, da costruire vicino ma altro rispetto al loro). Bersani, Franceschini o Marino? Rispondo che non lo so, che non mi interessa, ma se proprio dobbiamo giocare dico “Bersani”.
Io sono “quello di Sinistra e Libertà” e su di me si riversa quella che è la più grande fobia collettiva del partito democratico. Pensavo fosse un male solo veltroniano e sintomo semmai dell'opportunità e del calcolo politico, ma quella che potremmo chiamare 'nanofobia', la paura del pluralismo, la paura della mediazione culturale, la paura di essere scacco di minoranze, è diffusa fino all'ultimo dei volontari. I democratici sono tutti bruciati dall'esperienza dell'ultimo governo Prodi. E anche se non è possibile dargli torno, anche se hanno ragione da vendere, perché la gara a chi dissentiva di più era un teatrino ignobile, mi sconcerta la loro rabbia, la loro reazione del tutto fuori misura. In molti arrivano a sostenere che, in fondo, lo sbarramento al 4% è pure poco, perché se hai un milione di voti (ma anche 2 o 3) non rappresenti nessuno e non hai diritto di minare le mie possibilità di governo, la mia capacità di restare al governo. È un delirio governista. Non c'è differenza tra un partito-persona che raccoglie lo 0,3% e uno che raccoglie il 4 o il 5% dei consensi. Non c'è differenza perché dai comunque fastidio. Comunque potresti stare nella bella e spaziosa casa democratica, comunque potresti tentare la convivenza portando (annacquando) le tue istanze e le tue convinzioni nel partito che è sempre un congresso. L'idea che il pluralismo non sia solo un impiccio, ma che possa essere anche la forma più alta di governo, non è più di moda a Caracalla. Sono in pochi a riconoscere ancora che se le alleanze di governo si fanno su programmi precisi e missioni definite, se gli imprevisti e la quotidianità si governano senza esasperazioni, senza agitar bandiere, con spirito di confronto e forte volontà di analisi, stare insieme è possibile. Stare insieme, governare insieme è sempre meglio, purché non si faccia come con l'ultimo governo Prodi. Ma sono rimasti troppo scottati i governisti democratici dalle eccessive (forse a volte veramente eccessive e pretestuose) bizze dei nostri dirigenti radicali. E allora l'alleanza si può fare – dicono - anche se non pesi poi molto, solo perché altrimenti non ce la facciamo e l'importante è stare al governo, anche se poi si governa senza una direzione, si galleggia, pare pura opportunità.

Quando parliamo davanti alla birra, attorno al tavolo di plastica bianca, sotto l'insegna rossa della Peroni, i compagni democratici mi dicono che noi siamo alleati inaffidabili, nelle migliori delle ipotesi troppo rumorosi, che fantastichiamo e che siamo ideologici (una vera ingiuria!). Io provo sempre a rispondere così, a rispondere che c'è un altro modo di fare alleanze di governo o di condurre assieme battaglie d'opposizione, provo a spiegargli che si litiga in due, che da soli è difficile prendersi a pesci in faccia, e che se la sinistra radicale ha tirato troppo forte, c'era evidentemente qualcuno che teneva il guinzaglio troppo corto. Provo a sostenere che lo scontro tra alleati di governo si può anche evitare. Sostengo che le allenze – quando non riuniscono nel nome del governo e dell'antiberlusconismo tutte le forze della prima repubblica, come fu l'Unione – possono anche vivere serenamente le dinamiche del dissenso.
Alla fine alcuni condividono, dicono che in fondo si può fare, notano che in molti territori funziona, però per tanti io che sono “quello di Sinistra e Libertà”, quello che scommette su un partito che ancora non c'è per poter rispondere in altro modo a bisogni disattesi e paure diffuse, sto difendendo solo la posizione di potere e la capacità di ricatto del mio partito. Molti condividono la necessità di un nuovo centrosinistra, ma non tutti. E non perché si sia troppo distanti, non perché ritengano impossibile trovare pochi ma solidi punti programmatici di sintesi, non figli del compromesso ma della condivisione, no. In molti trovano ormai 'vecchia', 'inutile, persino 'dannosa' ogni forma di dissenso, ogni forma di indipendenza, ogni voce fuori dal coro, sia esso il coro di un'alleanza di governo sia esso il coro interno al partito. La Serracchiani propone di spedire i dirigenti che stonano rispetto alla linea ufficiale del PD, rispetto al verbo del segretario, ad attaccare manifesti la notte, come se poi sporcarsi di colla fosse un'onta intollerabile. Si discute, si vota e poi zitti e mosca, guai a chi alza la voce. La Serracchiani però non è la sola a pensarla così.

La sera cammino tra gli stand del DemocraticParty in cerca di fresco e trovo spesso compagni con cui scambiare due parole o un saluto. Nel partito democratico però ormai in tanti non tollerano voci stonate, in tanti si sono innamorati prima dello sbarramento sempre e comunque - convinti che ci siano voti che valgono meno di altri – e poi si sono adeguati alla contrappasso della Serracchiani. Alle terme di Caracalla trovo amici, ristoro e aria fresca, ma sono sempre più convinto che il Pd non potrà mai essere il mio partito: io anche voglio stare al governo e ci voglio stare da sinistra, ma non posso rinunciare alla centralità del confronto politico e culturale, alla centralità della discussione anche più aspra. A me il dissenso piace, lo trovo stimolante.

Luca Sappino

venerdì 10 luglio 2009

CENA SINISTRA E LIBERTA'

Carissimi,

vorrei invitarvi tutti alla CENA di Sinistra e Libertà MERCOLEDI 15 LUGLIO alle 20.30 nel PARCO NEMORENSE. Sarà l'occasione giusta per salutarci prima delle vacanze, in un posto bello come il parco nemorense, e - ovviamente - per raccogliere un po' di fondi necessari per continuare le attività di Sinistra e Libertà sul territorio.

Il prezzo per la cena (compresa la sottoscrizione) è 25 €, che non sono pochi ma il menù è dei migliori, il posto bellissimo e la causa importante.
L'invito è ovviamente esteso a tutti e potete venire accompagnati da chi preferite.
Vi ricordo però che è necessaria la prenotazione. Per informazioni, chiarimenti e per confermare la vostra presenza non esitate a mandare una mail a me (lucasappino@yahoo.it) o a Lucia Masotti (luciamasotti@libero.it)


a presto, Luca S.

Per farvi un'idea vi lascio il menù.

CENA DI SINISTRA E LIBERTA'

MERCOLEDi 15 LUGLIO - ore 20.30
PARCO NEMORENSE (ex Virgiliano)
CAFFE GIARDINO

Menù a Buffet

Cous-cous con pomodorini e ricotta grattugiata al profumo di menta
Pasta fredda alla checca
Farro con pere, miele, noci e rucola
Pasta e fagioli abruzzese
Involtini di melanzane con provola affumicata
Verdurine gratinate
Verdurine grigliate
Insalatone colorate
Tagliata di frutta
Coppette di gelato

lunedì 6 luglio 2009

TRE PAROLE PER LA NUOVA SINISTRA

vi lascio un commento (e in parte il mio intervento) al seminario nazionale di Sinistra e Libertà


- Venerdì scorso, arrivato all'Hotel Quirinale non nego di aver provato una certa soddisfazione nel vedere che la sala scelta dagli organizzatori avesse le porte aperte verso un cortile esterno, che la sala fosse quindi facilmente accessibile, che – nei momenti di maggiore ressa - si potesse seguire il dibattito anche da fuori. Ma la mia soddisfazione non è derivata da un canone estetico o dalla funzionalità, ma dal fatto che – nonostante questa sia stata convocata come l'ennesima riunione a porte chiuse, nonostante si sia compiuto il solito errore, si sia caduti ancora nell'autoreferenzialità, nell'ossessione per il proprio ombelico e nonostante il gruppo dirigente si sia macchiato ancora di un'imperdonabile arroganza, credendosi in virtù di un atto notarile proprietario di un simbolo – da quelle porte si potesse entrare e uscire senza troppi vincoli. “Entrare e uscire”, badate bene. Nella mia testa da quelle porte sarebbe potuto entrare chi crede e spera in Sinistra e Libertà e sarebbe potuto uscire chi ancora agitato da remore, da timori, da incertezze.

Generalmente dubito di chi spavaldo crede di avere la ragione in tasca, ma oggi credo la ragione sia tutta in un simbolo, quel simbolo che appartiene ad oltre 900 mila persone. Le porte in fondo alla sala sono rimaste ben aperte tutto il giorno e personalmente avrei sperato che chi venuto per prender tempo, per rallentare un moto così generoso, per tirare per la giacchetta Sinistra e Libertà verso questa o l'altra sub-identità, avesse varcato la soglia, fosse tornato più tardi – semmai – ma ci avesse lasciato andare avanti in pace. Spenditi, senza fretta ma convinti. Pensavo e ho detto nel mio intervento: “Torni più tardi chi non è persuaso, non torni proprio chi sta ancora calcolando il proprio vantaggio. Si sappia che qui l'interesse è solo collettivo.”
Anche se certo che in Sinistra e Libertà non ci sia nulla da perdere, ma tutto da guadagnare, non credo sia questo il luogo adatto per matematici della politica, equilibristi o tattici.
Sinistra e Libertà non è il luogo della razionalità, dei numeri o delle scelte programmate. Sinistra e Libertà è figlia del caso, delle circostanze e della passione. Sinistra e Libertà è al tempo stesso una creatura fragile e un mix esplosivo. Una creta di buona sostanza che aspetta solo di essere plasmata dall'estro e dalla creatività.

La discussione in sala è andata avanti basandosi su alcune pagine di appunti, molto ben fatti, redatti dal compagno Gennaro Migliore. Lo sforzo di Gennaro è stato sicuramente grande e come tale va apprezzato e a lui vanno sinceri ringraziamenti. Però fosse stato per me (ma anche per tanti altri compagni presenti) avrei spinto più sulla sintesi e, volendo, avrei tralasciato un po' di analisi politica per pensare più all'organizzazione, all'assicurazione della democrazia interna a Sinistra e Libertà. Personalmente avrei scritto: “Da oggi Sinistra e Libertà è un partito e rappresenta l'alternativa. L'assemblea pubblica già convocata per il 12 Settembre ne sarà l'assemblea costituente. Potranno partecipare e avranno diritto di voto tutti coloro che da oggi aderiranno formalmente al progetto.” Punto, nulla di così difficile. Così forse, quando Grazia Francescato con il suo intervento ha tirato il freno e pregato la platea di avere rispetto per i tempi di tutti (i tempi dei Verdi nel caso specifico, che andranno a congresso a ottobre), avremmo potuto risolvere la questione semplicemente aggiungendo “si prevede la possibilità di aderire al progetto anche se già tesserati ad altro partito. Sinistra e Libertà sarà casa delle case, sarà un partito dalla doppia tessera, almeno per il primo anno di vita.” Credo così la discussione avrebbe avuto tutt'altro valore. Credo così saremmo riusciti a dare risposta apprezzabile alla richiesta e alla disponibilità che ci sono state date dagli elettori.
Ma cari compagni e care compagne, oggi i nostri nemici più temibili si chiamano pessimismo e prudenza. La strada scelta è stata un'altra: considerare Sinistra e Libertà ancora un cantiere – l'ennesima opera incompiuta – e accontentarsi di presentarne il simbolo alle prossime elezioni amministrative.

Qualcuno all'hotel Quirinale – non la platea, ma “qualcuno” - ha deciso che Sinistra e Libertà è ancora un campo di ricerca. Bene allora se dobbiamo discutere ancora di noi (quando cominceremo a occuparci del Paese?) io vorrei mettere sul tavolo tre parole, semplici e necessarie, non di contenuti ma di metodo.

La prima parola è 'contaminazione': la propongo affinché si tenga ben in mente il valore impagabile del processo di conoscenza e scambio culturale e politico che da mesi interessa le nostre basi, i nostri elettori e anche i nostri dirigenti. 'Contaminazione' è una parola importante perché ci spiega come indietro non si possa tornare, ci spiega quanto sia impossibile separare ancora le nostre identità. Le nostre sono storie liquide, ormai ingredienti di un unico e rinfrescante frullato e come tali, una volta uniti, difficili da separare.

La seconda parola è 'avanguardia,' una parola che evoca la destra ma che dovremmo recuperare. Il significato di questa parola sta nella sperimentazione, nello spirito critico e autocritico, nell'autonomia e nel coraggio. L'avanguardia sta nella centralità dei giovani, perché se oggi la sinistra vive la sua più grande crisi di consensi e popolarità, è anche perché ha ritenuto di poter fare a meno di una propulsione giovanile e della spregiudicatezza. Dietro l'avanguardia c'è la “questione generazionale”, che però non deve significare “via i vecchi, dentro i nuovi”, ma deve rappresentare l'affermazione di una diversa pratica politica. La sinistra che andremo a costruire dovrà prevedere spazi autonomi e indipendenti (premesse necessarie alla formazione di qualsivoglia avanguardia) per sviluppare le capacità di tanti, ma soprattutto dei giovani, di quei ragazzi e di quelle ragazze che, oggi più che mai, hanno il bisogno, il diritto e il dovere di immaginare un futuro diverso.

La terza parola che propongo è 'iniziativa', perché possiamo parlare quanto ci pare di noi e degli altri ma la sinistra tornerà a vivere solo grazie alle nostre azioni, alla nostra presenza e alla nostra capacità di stare sul pezzo e menare forte quando necessario. L'unica sinistra che possiamo costruire deve essere semplicemente attenta e avere i riflessi pronti. Per noi è suonata la sveglia: bisogna uscire dal letargo!

Tre parole per la sinistra: contaminazione, avanguardia e iniziativa. Tre parole che assieme ne fanno una quarta: curiosità. La sinistra deve essere curiosa!

Non vi rubo altro tempo. Vorrei concludere questo commento, forse confuso, mutuando alcune parole di Luigi Pintor, datate 1997. L'ex direttore parlava del suo Manifesto che vendeva 30 mila copie, io vorrei usarle per Sinistra e Libertà.

“Vedo la libertà come privilegio di pochi, come attributo della ricchezza e del potere, che comporta la illibertà dei più: la loro sudditanza, costrizione, inconsapevolezza. E non mi piace. Un tempo la libertà si declinava in formule semplici: libertà dal bisogno, di pensiero, di associazione, di stampa. Oggi queste formule sono banalità, piccole licenze, tanto incontestate quanto inconsistenti e inoperanti. Qui siamo cento persone (tanti erano all'epoca a via Tomacelli, noi all'Hotel Quirinale eravamo forse 300) che si domandano sempre più spesso perché tengono in vita una speranza da poche migliaia di lettori (noi una speranza del 3,1% di elettori). Ma forse basta dire che i numeri non sono tutto, uno può essere mille e viceversa, e basta raccontarsi che senza i nani non esisterebbero le favole.”

Forse basta ricordarsi che senza una degna sinistra, che rideclini la parola libertà, non può esistere un altro e diverso centrosinistra.

Per me, cari compagni, oltre Sinistra e Libertà non c'è altro, questa è la nostra ultima spiaggia. Però, vista anche la buona stagione, la nostra è una spiaggia bellissima dove il sole si prende che è una meraviglia.