MODELLO SCUOLA: L'ALTERNATIVA SPICCIOLA AL FEDERALISMO

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pubblico anche su questo blog questa mia riflessione già pubblicata sul sito di primaveraonline.it

a presto, Luca


MODELLO SCUOLA: L'ALTERNATIVA SPICCIOLA AL FEDERALISMO

- Gli ultimi restino tali: questo è il federalismo, niente di più complicato né di più nobile. Puro individualismo. Chi – tutti i mezzi di informazione e parlamentari d'ogni specie– lo spaccia come prima e indispensabile riforma per guarire il nostro paese (guarire da cosa? Dagli italiani che lo amministrano, dagli italiani che ci vivono?) mente. Non credete a chi sventola la bandiera federale come panacea riformista, come soluzione d'ogni male. L'Italia sarà pure un'invenzione della storia, sarà pure troppo lunga e stretta per avere un governo centrale capace d'arrivare ovunque, troppe isole e montagne rendono arduo il compito, ma non è frazionandola che la si potrà salvare. Tanto meno frazionandone solo il regime economico. L'Italia va salvata in primo luogo da se stessa, dagli amministratori e dai politici, rappresentanti ed espressione del popolo. Accettare il federalismo, questo pastrocchio prima verde mito leghista oggi riforma di compromesso, è come alzare bandiera bianca. Siamo ben lontani dal principio della rivoluzione, dall'avvio di una terza repubblica. Siamo alla fine di tutto, alla rinuncia di ogni soluzione. Altro che riforma delle riforme: tirare i remi in barca e aspettare che il paese si consumi da sé, che il divario tra l'Italia che funziona e quella che va a sfascio diventi irreparabile, sarebbe più elegante e onesto. L'Italia federalista abbandona ogni principio di mutuo-assistenza, rinuncia ad ogni sentimento di solidarietà. È l'Italia che non sopporta più chi non riesce a tenere il passo.

Il federalismo, non la forma 'secessionista' nata e cresciuta in seno padano, quella forse almeno meritevole di purezza, ma la versione 'economica' terreno di convergenze democratiche, figlia della pialla di Alleanza Nazionale, se per i maggiori opinionisti nostrani rappresenta l'occasione per inserire un po' di sana meritocrazia nel sistema Italia, nella testa dei cittadini, della gente normale e quindi dei nostri rappresentanti temo rappresenti qualcosa di diverso: bandiera bianca sventola sui tetti romani.

Il federalismo rappresenta l'abbandono di ogni speranza. O meglio, rappresenta ed è sintesi della rinuncia e dello sfinimento. Con l'Italia federale rinunciamo ad un'Italia civile, omogenea nel buon governo, nell'offerta dei servizi e dei diritti, nell'assicurazione di doveri. Tutte questioni ancora irrisolte, e non solo nel Meridione. Infatti, l'idea di insegnare il buongoverno imponendo un regime di povertà o di ristrettezza alle Regioni più spendaccione, negando ogni politica di solidarietà nazionale, è pura follia, nonostante in molti affermino il contrario. Credete realmente che nelle regioni afflitte da cronica attività criminale o da mala amministrazione ad una riduzione di risorse dove una fetta consistente di risorse pubbliche si perde “per strada”, in misteriosi passaggi di mano togliendo fondi a servizi, infrastrutture e investimenti, credete realmente che queste Regioni riuscirebbero anche solo a mantenere la quota di spesa “utile” a danno dei circuiti sotterranei? Se un sistema viziato, un'amministrazione spendacciona vedesse diminuire, in base alla 'produttività', le proprie disponibilità, credo che a rimetterci non sarebbero gli sprechi, bensì i servizi e gli investimenti. Un timore fondato? Non lo so, però mi sento di proporre con un paragone una soluzione alternativa. Sempre, ovviamente, che il fine del federalismo sia quello di 'riformare' il paese, di spingere verso l'ottimizzazione delle risorse e verso una 'maturità' del sistema, non quello di isolare l'ultimo, il 'diverso'.


Pensatevi per un momento insegnante elementare, docente di una classe come tante, una classe dove tra bambini prodigio, bambini meritevoli e bambini normodotati, c'è qualche bambino meno brillante, somaro o magari straniero. Il vostro obiettivo è, ovviamente nel rispetto delle possibilità e delle prerogative individuali, la promozione di tutti gli alunni. Cosa fareste con quei bambini un po' più lenti, distratti o svogliati? Li chiudereste mai nello stanzino del bidello con la speranza che ne escano più maturi e pieni di scienza? Io credo che con scope e strofinacci quel bambino giocherebbe agli indiani, mai proverrebbe con quelli a far di conto, imparare matematica o biologia.

L'alunno discolo va semmai sorretto con maggiori attenzioni: potremmo metterlo a sedere vicino al compagno più studioso, a quello più capace, oppure, nei casi più gravi, potremmo costringerlo ad applicarsi con corsi intensivi, magari con delle lezioni private. Questa è la soluzione alternativa.


Al federalismo bisogna opporre un sistema di normative e parametri che permetta di individuare con certezza le Regioni bisognose di maggiori cure e attenzioni. Insegnare a gestire correttamente le risorse disponibili - che non può voler dire avere bilanci in attivo contabile, ma deve significare far corrispondere a date spese una coerente offerta di servizi – è missione non semplice, come del resto è missione difficile insegnare a far di conto a bambini svogliati. L'alunno in difficoltà, abbiamo detto, in un'efficiente sistema di formazione, si segue con maggiore cura; alla Regione o all'amministrazione che spende più di quanto ha bisogno o troppo rispetto a ciò che offre si affianchi un commissario, strumento utile per “imporre” un passo più rapido ad amministrazioni oggi lente nel percorrere i sentieri che portano verso i livelli di eccellenza nazionale.

Lo Stato ha anche una missione educativa nei confronti dei propri cittadini; a volte, deve salvarli da se stessi, anche facendo, per un periodo, la faccia feroce. Se un insegnante sgrida un suo alunno, il più delle volte è perché vuole che capisca in fretta come comportarsi, e perché a tutti i richiami più gentili l'impertinente marmocchio aveva risposto “marameo”. Un insegnante che si disinteressa di chi ha un rendimento stentato – vuoi per condizioni di partenza, vuoi per carattere – è un pessimo insegnante, e non basteranno tutti i dieci dei suoi alunni secchioni a provare il contrario. La differenza fra uno Stato federale “all'italiana” e uno Stato “pedagogico” - che cioè anziché buttare sotto il tappeto i discoli cerca di aiutarli, anche contro la loro volontà – , è la differenza che passa tra una scuola che rinuncia alla sua missione educativa e una scuola che si spende e investe le proprie risorse per promuovere e formare tutti i suoi alunni. Tra una scuola che persegue il suo fine ultimo e una che, invece, non lo fa.

Luca Sappino

(già pubblicato su www.primaveraonline.it)

Mussi sulla Crisi economica

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CINE_Aperativo - FAST FOOD NATION

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carissimi,

ricordo a tutti che lunedì 26 nella nostra sede di via Tigrè ci sarà il primo appuntamento con il CINE_Aperitivo: un'occasione per stare assieme, bere qualcosa e guardare un buon film. qui di seguito maggiori informazioni.

Bere qualcosa con un buon film sullo sfondo

VISIONE DA CINE_Apertivo

via Tigre' 4 - dalle 19.00
ingresso offerta libera
(c/o ass. culturale 'il vuoto graffiato')

bere mangiare e guardare


Lunedì 26 gennaio – FAST FOOD NATION

Cosa accade quando una società consumistica e consumatrice scopre che non è più l'essere umano a godere dei frutti che pro duce, ma diventa esso stesso il primo oggetto del consumo? A metà tra documentario e fiction "Fast Food Nation" è il racconto amarissimo di una nazione sempre più disgregata, dove gli immigrati vengono sfruttati senza alcun riguardo ma con soluzione di continuità. Dove persino i giovani che cercano di unirsi e lottare per una causa, sono costretti ad abbandonare i propri propositi. "Fast Food Nation" esplora con fare giornalistico una realtà sempre più alienante. Dialoghi al limite del verboso e una realtà che spiazza e uccide ogni speranza. Questa è la nazione dei Fast Food che è convinta di sedersi a tavola e approfittare con gusto dei propri frutti ed invece finisce pietosamente per ingannare se stessa tra situazioni subumane e miseria.

Resoconto consiglio 20.01 - botteghe storiche, parcheggi e rom

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Carissimi,

l’ultima giornata di consiglio è certamente degna della vostra attenzione.


La seduta (convocata per le 10.30, ma iniziata, come sempre, un’ora più tardi) si è aperta, recuperando così quanto non trattato precedentemente, con la discussione e l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno – il cui primo firmatario è il consigliere Colorio (PdL) - sui parcheggi. Il testo, anche se viziato da alcune imprecisioni, solo parzialmente correte in aula, impegna il nostro municipio a rispettare l’articolo 7 del codice della strada sulla normativa della sosta. In soldini, abbiamo approvato un memorandum per quando andremo a progettare e realizzare nelle nostre strade interventi di riqualificazione: questi dovranno tener conto (cosa che in realtà, come ho fatto notare in aula, dovrebbe essere automatica) che secondo il codice della strada e secondo le normative attualmente vigenti, ma anche secondo il più semplice buonsenso, le aree di sosta non possono insistere direttamente sulla carreggiata e si dovrà quindi provvedere – come già fatto in altri municipi, si veda in Prati – ad isolarle con prolungamenti di marciapiedi (i famosi ‘orecchioni’), parapedonali o aree spartitraffico. Il fine è quello di migliorare la circolazione veicolare, rendere più evidente la sosta ‘non autorizzata’ e proteggere i pedoni. Comunque il tema andrà ripreso nella competente commissione per programmarne e valutarne l’attuazione.

Siamo poi passati ad altro argomento discutendo della proposta di deliberazione, di iniziativa dell’assessore Mancini, sulle ‘botteghe storiche’. Il progetto, già discusso nella commissione commercio, di cui io stesso sono membro, seppur nobile nell’intenzione, presenta alcuni vizi evidenti. Sia in commissione che in aula ho scelto di non sostenere il provvedimento, prima con un’astensione e poi con il voto contrario, perché convinto che per aiutare le botteghe storiche a perdurare la loro attività, rendere più evidente la loro presenza e incentivarne la tutela, servano vere agevolazioni e una utile attività di promozione, non come scelto dalla nostra amministrazione uno spot. Ritengo che quanto previsto nella proposta dell’assessore Mancini, approvata in aula anche grazie ai voti del Pd (astenuti il consigliere Ricci e il consigliere Celani), non possa essere di alcun sostegno alla causa delle ‘botteghe storiche’. Apprezzo appieno lo spirito che c’è dietro ad un provvedimento del genere che va ad individuare e riconoscere le botteghe storiche del nostro territorio, tutelando una memoria e dando un aiuto a queste realtà, che spesso si trovano a far conti con elevati costi di gestione, mutamenti delle abitudini di consumo e impedimenti burocratici e normativi. Sosterremmo così uno spirito di conservazione in questo caso molto positivo. Approvo questo spirito e avrei sostenuto con il mio voto un progetto che fosse riuscito a sintetizzarlo. In consiglio però ci siamo trovati a discutere di tutt’altro, di un progetto che tutt’al più arriverà a riconosce ad alcune attività commerciali del nostro municipio un titolo simbolico, assicurando ai fedeli commercianti un bel diploma da appendere dietro il banco. Un riconoscimento che non solo non andrà nei fatti a sostenere concretamente quelle attività, ma non riuscirà neanche a definire un valido albo. I criteri che si sono scelti non serviranno a tutelare qualsivoglia memoria storica. Secondo il regolamento per il bando, allegato alla delibera, ‘bottega storica’ sono “gli esercizi artigianali, commerciali e di somministrazione, (…) gestiti da un unico soggetto o dai relativi eredi con la stessa merceologia commerciale, artigianale o di somministrazione, per almeno cinquanta anni”. Solo una questione anagrafica quindi. Nessun particolare riferimento di storicità (una vecchia insegna, delle foto che ricostruiscono i precedenti volti del locale, un bancone d’epoca o un vecchio registratore di cassa, tanto per dire!) è stato inserito come criterio per accedere al prestigioso riconoscimento. Alle ‘botteghe storiche’ farebbe certo più comodo poter usufruire – ad esempio - di uno speciale regime normativo (ad esempio per mantenere le vecchie insegne a bandiera, oggi altrimenti vietate), la possibilità di essere inserite in un ‘itinerario delle botteghe storiche’ o ancora di agevolazioni fiscali. Nulla di questo è stato previsto, il bando per le botteghe storiche nei fatti è solo l’occasione per organizzare una festa con i commercianti nel giorno di San Giuseppe.

sperando sia utile,
Luca

lettera al presidente della commissione commercio

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vi riporto di seguito il testo di una lettera che ho oggi indirizzato al cons. Jacopo Marzetti, presidente della V commissione, la commissione 'attività produttive',

a presto, Luca





Al presidente della V commissione
Cons. Jacopo Marzetti

e p.c. ai consiglieri membri
Cons. Alessandro Scuro
Cons. Alessandro Ricci
Cons. Patrizio Di Tursi


Oggetto: D.D. contravvenzioni O.S.P

Con la presente vorrei sottoporre alla Sua attenzione, e quindi all'attenzione di tutta la commissione, con preghiera di apposita convocazione, quando evidenziato dalla commissione consiliare denominata 'controllo, garanzia e trasparenza' nell'esaminare le determinazioni dirigenziali emesse dalla nostra amministrazione nei mesi di ottobre e novembre 2008, come da verbale della seduta del 17/12/08.

Nel corso di quella seduta è stata infatti riscontrata la presenza di un certo numero di D.D. ingiungenti il pagamento di alcune contravvenzioni per mancato rispetto della normativa e delle concessioni rilasciate in merito ad occuopazioni di suolo pubblico. Prendendo in esame quelle determinazioni è stato rilevato che l'accertamento delle corrispondenti violazioni risale genericamente a 3 anni prima, al 2005.

Pur comprendendo che possa essere previsto un lasso di tempo, riconducibile all'iter burocratico e all'interfacciarsi di uffici differenti, che intercorra tra l'accertamento di violazione e la notifica di pagamento, siceramente sconcerta l'entità di tale periodo.

Convinto che quanto qui riportato rappresenti, se confermato, elemento invalidante per ogni 'politica di controllo' volta a far rispettare la normativa vigente in merito di occupazioni di suolo pubblico (i cui abusi rappresentano, come noto, una delle maggiori piaghe del nostro territorio), credo debba essere primario impegno della commissione da Lei presieduta attivartsi nell'intenzione di snellire l'iter burocratico e velocizzare la relativa procedura amministrativa.

ringraziando dell'attenzione e della sicura disponibilità,
auguro buon lavoro,

Luca Sappino
ps. la foto è, come sempre, opera del consigliere Ricci che, con la sua piccola macchina fotografica, coglie i lati più oscuri del nostro municipio.