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domenica 13 dicembre 2009

FICTION MARTIRIO


Trentanni vissuti recitando, senza saperlo, una parte in commedia. È la storia di Truman, il protagonista di un'involontaria commedia: il Truman Show, appunto. Viveva circondato di finzione giorno e notte, era tutto già scritto, fantasia di autori e registi, parole su un copione. È un film bellissimo, racconta meglio di mille saggi le derive e le perversioni della nostra società iper mediatica, della nostra società della finzione, dove il complimento più ambito è “spettacolare”. Ma forse quel film l'ho visto troppe volte e ne sono rimasto condizionato. Mi capita sempre più spesso di chiedermi quanto di ciò che accade non è parte di un copione, previsto, scritto e divulgato ad arte. Mi capita pure stasera. Stasera che qualcuno ha reso martire il presidente Berlusconi, proprio nel momento in cui più ne aveva bisogno, quando solo se reso martire, vittima, avrebbe potuto lavare mesi di malgoverno e scandali. Solo una bocca sanguinante avrebbe potuto cicatrizzare le ferite aperte del governo, e così mi assale un dubbio. Ma alla fine sicuramente sbaglio, certamente quel modellino del duomo milanese scagliato sui denti del premier è l'atto di uno squilibrato, estraneo ad ogni disegno sovversivo ma guidato da un clima teso ed “eccitante”. Sbaglio, ne son convinto, ma diciamo che sono pronto al peggio e non mi stupirei se ad un certo punto, come Truman nel suo show personale, ci trovassimo tutti ad andare verso un cielo tanto bello da sembrare dipinto e scoprirlo proprio dipinto, copia d'autore. Bello ma finto è quel cielo che tante volte aveva fatto sospirare noi e gli spettatori. Pure l'amore di Truman era finto ma funzionava lo stesso, il pubblico partecipava al sentimento. Anche l'odio e la violenza erano finti ma impressionavano e stimolavano solidarietà, serravano le fila del pubblico. Sembrava tutto troppo perfetto, per nulla casuali erano gli sviluppi del Truman Show, così come sembra tutto tranne che casuale il premier sanguinante, che dal predellino si affaccia non per concludere il comizio ma per mostrare, un po' stordito e un po' orgoglioso, le proprie ferite. Le ferite di una vittima e di un vero condottiero, uno che può a buon titolo condurre “l'antimafia dei fatti” nella crociata contro “l'antimafia delle calunnie e delle menzogne” e della violenza. Perché questa è la società della comunicazione, dove tutto è commedia, e con una buona strategia (o l'aiuto di un matto) si diventa martiri in un momento, vittime di comunisti mafiosi grillini e giustizialisti. Tutti insieme a tirare lo stesso modellino contundente. Ora tutti solidali. Poi, dopo "Fiction Martirio", presto sui vostri schermi "Fiction perdono", il nuovo capitolo della serie.

1 commenti:

Guido Allegrezza ha detto...

mi pare che l'analisi manchi di un elemento, a mio giudizio, fondamentale.
ieri b. è apparso per la prima volta vero, vulnerabile, vecchio e sofferente. uno come gli altri. ma forse peggio. uno che non gode di quel consenso incondizionato da sondaggio. uno che, passa uno squilibrato, e gli spacca la faccia. alla faccia della security e del bagno di folla.

Insomma, ieri è apparso tutto quello che lui vuole sia celato di sé, ricoperto da mani di biacca mediatica. da ieri, la sua immagine, costruita i decenni di edulcorante televisivo è stata infranta. O se non è stata infranta, si è definitivamente incrinata. Tutto cambia. Non in breve, ma tutto cambia.
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Era già successo è vero (ricordate? credo si chiamasse Pietro Ricca e che fosse un treppiede fotografico. Era il 2004 o il 2005, credo), ma il colpo fu diverso. Quello di ieri era al viso. La faccia mediatica che tanto cura, mille volte ricamata e ritoccata dal gentile bisturi del chirurgo e dalle carezze di acidi estetici, di rimedi cromatici e di innesti piliferi.

Il Cavalier 1816 (numero della sua tessera P2) ha perso la faccia. Non per uno scandalo di giovincelle che offendono il sesso femminile. Non per le collusioni provate o meno con la mafia. Non per la corruzione. Non per un conflitto di interesse che non esiste (perché ormai c'è solo l'interesse, che non confligge con nulla).
Ma perché è passato il "matto" e gli ha spaccato la faccia che era quella del "tutto bene, tutto a posto". E i matti, spesso, la storia la cambiano.