LAVAVETRI, GIOCOLIERI E FAZZOLETTI. TUTTI PERICOLOSI.

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Che per il sindaco Alemanno quella dei lavavetri fosse una priorità di governo l'avevamo capito, come avevamo da tempo stabilito che la città governata dal questo sindaco sarebbe stata tutto fuorché più giusta. Roma oggi è la città che si fa forte con i deboli e invisibile con i forti. Roma è la città dove per un lavavetri - maleducato e insistente quanto volete, ma pur sempre un innocuo lavavetri – si mobilitano tante forze di polizia quante non se ne vedono neanche nelle più violente domeniche di pallone. Le forze in campo sono tutte del corpo dei vigili urbani: 25 pattuglie, pronte a far verbali e accertamenti. Debellare la piaga degli abusivi semaforici è una questione d'onore, e si capisce quindi non si badi a spese. Impegnare 25 auto e relativi vigili – per chi non sapesse quali sono le disponibilità della polizia municipale – vuol dire assentarsi in massa dagli altri servizi, lasciar scoperti innumerevoli fronti. In pochi rimarranno per dirigere il traffico (ma di questo qualcuno esulta: è assai diffusa l'idea che si scorra di più quando il vigile non c'è), ancora meno potranno controllare le licenze di chi un autorizzazione commerciale ce l'ha ma la intende un po' come crede. Quanti ne rimarranno per combattere l'abusivismo edilizio non lo sappiamo, sappiamo però che i lavavetri sono una priorità e che il sindaco ha scelto di affrontarla così, a suon di verbali e sequestri: come se i vigili urbani non avessero di meglio da fare.

Ma quando uno si impegna tanto qualcosa dal buco la cava sempre. Dai semafori del centro-città i lavavetri son spariti e con loro pure quei divertenti giocolieri e circensi da strada che tanto facevano sembrare Roma un po' più europea. Dagli incroci son spariti pure gli ambulanti che vendono accendini e fazzoletti, e nella stagione del raffreddore questa non è propriamente una bella notizia. Nelle periferie però si va avanti di successo in successo. «Abbiamo fermato per l´identificazione un bengalese che vendeva fazzolettini in via Prenestina», racconta a Repubblica una vigilessa dall'ottavo municipio. Ovviamente il pericoloso contrabbandiere era senza documenti e presumibilmente clandestino: ora siamo tutti più sicuri.

Qualcuno però fa notare che non sta filando tutto liscio. Lavavetri e ambulanti sono stati prontamente sostituiti. Rimessi secchi e spazzoloni, si sono moltiplicati santini e pietosi cartelli. Sarà ovviamente un caso e nei prossimi giorni non ne vedremo più, ma lì dove fino a ieri c'era chi – invero, non sempre con il necessario garbo – cercava lavorando di tirar su i soldi per un pasto, oggi era un continuo trascinarsi di mendicanti. Il bilancio del primo giorno d'ordinanza non è dei migliori, e forse era prevedibile. Ad Alemanno non si può che rinnovare un appello: perché se i lavavetri sono un priorità di governo, meritano una risposta più complessa. Come già dimostrato nella battaglia contro la prostituzione, l'ordine e il decoro non si garantiscono mostrando i muscoli. Anche se spazzata sotto il tappeto, la polvere prima o poi fa sempre capolino. Schiacciando i miserabili nell'illegalità si produce solo più miseria. Tutt'altro sarebbe se si provasse a regolarizzare, e a tal scopo basterebbe un bel bando comunale. Individuare le postazioni da assegnare ad associazioni o cooperative. Per i lavavetri più indisciplinati, redigere un tariffario e un bel codice deontologico. Poi, se qualcuno ravvisa irregolarità, lo segnali all'apposito ufficio reclami. Niente più degrado grazie ad adeguate pettorine del Comune, grazie a secchio e spazzolone d'ordinanza. Per farci belli potremmo anche usare solo sapone ecologico. Questa sarebbe una Roma più giusta.

Luca Sappino