Cerasa, per come la descrive lei, la politica romana è uno spettacolo teatrale dove il vero show è tutto dietro le quinte.
Sì, diciamo che la vittoria di Alemanno ha offerto una buona prospettiva di quel che succede oltre il palco. Dopo 15 anni di centrosinistra tutto quanto è venuto alla luce, si è capito chi sosteneva chi, quali sono i volti che contano nella capitale, quali sono i poteri della città. E soprattutto chi sono gli uomini che, approfittando di un sindaco debole o appena insediato, condizionano il governo dell'amministrazione comunale.
Chi governa la città?
La città è governata da tante piccole strutture e gruppetti: ci sono i circoli sportivi e ci sono gli imprenditori, come può esser l'ingegner Caltagirone, che influenzano il sindaco dall'alto. Oppure ci sono i nuovi gruppi della destra romana che condizionano Alemanno dal basso, risalendo dal versante postfascista.
Qual è la differenza tra vincere le elezioni e “prendere la città”?
Le elezioni si vincono anche per un caso del destino, per una serie di fortunate o fortuite coincidenze che favoriscono l'alternanza di governo. A Roma nel 2008 è successo esattamente questo: una città si è offerta ad Alemanno, trascinata dal trionfo nazionale di Berlusconi, convinta dai tanti errori del centrosinistra al governo, dall'infelice candidato del partito democratico, e ha messo un sindaco ancora incredulo nelle condizioni di vincere.
Ma questo è un libro sulla “presa di Roma”, non solo su una vittoria elettorale.
Sì, perché Alemanno sta facendo qualcosa in più. Prendere una città vuol dire farla propria, plasmare a propria immagine le centrali del potere e conquistare i luoghi dove si decidono i destini della città. Prendere Roma vuol dire trasformarla in una vetrina, intenderla come trampolino di lancio.
Dice “una città che si è offerta ad Alemanno”. Quindi la presa di Roma era prevedibile?
La presa di Roma era assolutamente prevedibile. Era però prevedibile nel momento in cui si fosse riusciti a riconoscere i segnali dello scollamento di pezzi della città dal vecchio sistema di governo.
Che tipo di segnali?
Nel primo capitolo del libro, racconto la vicenda di un famoso quartiere periferico della città: Ponte di Nona, il quartiere costruito dalla famiglia Caltagirone e da sempre governato dalla sinistra, ma cresciuto lontano dalla città, anche fisicamente. Uno dei problemi del quartiere, assieme all'assenza di servizi, era la difficoltà estrema nel raggiungere il centro. Era un problema noto da tempo che però nessuno ha mai risolto. Finché Alemanno non lo promise a pochi giorni dal voto..
C'è una previsione che ricorre in ogni pagina del libro: Alemanno leader nazionale, Alemanno a capo di una macchina di consenso e potere utile alla conquista del Governo. Ai suoi predecessori non è andata molto bene, perché lui dovrebbe riuscirci?
Diciamo che ha buone possibilità. In questo momento l'unico politico del centrodestra che si può prensentare come futuro leader alternativo a Berlusconi è Gianfranco Fini. Secondo me però Alemanno ha qualcosa in più. Alemanno ha un contatto e un radicamento nel il territorio che lo rende più solido e credibile. E poi i tempi sono quelli giusti. Nel 2013 scadrà il mandato da sindaco e Alemanno sarà libero di correre verso palazzo Chigi.
Nasce prima l'uovo o la gallina? Cioè, è la rete di potere che decide il cambio di bandiera al Campidoglio o è il cambio di bandiera che determina uno spostamento delle lobby?
Roma è una città che non si lascia colorare molto facilmente. Diciamo però che quando c'è una leadership che non riesce ad imporsi, il potere ha la capicità di decidere molte cose, tra cui anche un cambio di colorazione politica. Questo quando per potere si indica l'insieme di molti interessi forti ed eterni che ci sono in una città come Roma: le gerarchie ecclesiastiche, gli imprenditori, i tassinari e i circoli sportivi, quando si trovano a contatto con una politica debole prendono il sopravvento.
Insomma, quella romana è una politica soffocata dagli affari?
Direi più che è una politica che convive con gli affari. Oppure che vive e prende forma in quelle realtà in cui si fanno gli affari. Nulla di così strano, in fondo. Però è importante dire che proprio nel rapporto con gli affari c'è il più grave errore del centrosinistra veltroniano, colpevole di aver privilegiato il rapporto con i grandi imprenditori rispetto a quelli con la piccola e media imprenditoria. Ed è questa, una media imprenditoria dimenticata nell'angolo, che si è spesa ed ha favorito la discontinuità di governo a Roma.
Non sembra proprio una bella politica quella raccontata nel suo libro.
Io non darei un giudizio, né negativo né positivo. L'intento del libro è quello di raccontare come funziona la politica romana, quali sono i favori che si devono fare, quali gli interressi da intrecciare, da cosa non può prescindere anche il nuovo sindaco, Gianni Alemanno.
Nessun giudizio?
È sbagliato illudersi che la politica sia tutta rose e fiori: la politica è un compromesso continuo con le lobby e con gli affari. È ridicolo pensare di poter prescindere da tutto questo.
Con il sostegno di tutti questi poteri c'è però il rischio di illudersi, di sentirsi più forti di quel che si è..
Già, e non è un caso che gli ultimi sindaci della Capitale, Rutelli come Veltroni, abbiano tentato avventure nazionali. Si sentivano sicuri dei poteri alle loro spalle, ma ne sono usciti tutti sconfitti. Amministrare Roma è importante perché rappresenta un valore spendibile nella politica nazionale. Però chi governa Roma spesso si illude e si convince di averla tutta dalla sua parte. Veltroni, ad esempio, credeva di essere il sindaco più amato del mondo e anche le riviste internazionali lo descrivevano così.
E non lo era?
Succede spesso che quando si conquista il centro della città, i poteri e l'establishment, si finisce per non pensare al resto, alla vecchia cintura rossa romana e alle periferie. Si pensa troppo alla festa del cinema e poco ai teatri di cintura.
Qual è stato l'episodio simbolo dell'ultima campagna elettorale?
C'è stato un episodio interessante a pochi giorni dal ballottaggio. Molte associazioni di volontariato cattolico avevano organizzato un incontro, una convention con i due candidati. Era una giornata di pioggia e la città, come sempre, era paralizzata. Erano attesi Alemanno e Rutelli per parlare dei programmi. Il primo pur di arrivare puntuale sfidò il traffico andando in motorino. Rutelli, invece, fece pervenire una lettera di scuse e spedì un sostituto.
Una buca per nulla cortese..
Non solo. La vicenda ci racconta che a Roma il centrosinistra si è accontantato e ha privilegiato tantissimo i rapporti con i piani alti delle gerarchie ecclesiastiche, come con l'imprenditoria, perdendo i contatti con la città vera, quella che poi vota.
Luca Sappino




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