Proposta di regolamento per la vendita di bevande da asporto
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Al Presidente del II municipio
dott.ssa Sara De Angelis
all’Assessore alle Attività Produttive del II municipio
dott. Mario Mancini
e p.c. al Presidente della V commissione consiliare
“Attività produttive, affissioni e pubblicità”
dott. Jacopo Marzetti
dott.ssa Sara De Angelis
all’Assessore alle Attività Produttive del II municipio
dott. Mario Mancini
e p.c. al Presidente della V commissione consiliare
“Attività produttive, affissioni e pubblicità”
dott. Jacopo Marzetti
Oggetto: raccolta vuoti bevande da asporto
Vi scrivo per sottoporvi una proposta di regolamento per la vendita delle bevande da asporto. Tenendo conto dell’impegno già dimostrato da questa amministrazione nel tutelare il decoro delle nostre aree pubbliche, con i provvedimenti sul celebre “decreto anti-vetro”, e nel promuovere corrette pratiche di commercio e di consumo, sono fortemente convinto che la mia proposta potrà trovare in voi sinceri sostenitori e potrà essere terreno di convergenza fra maggioranza e opposizione.
È noto a tutti quanto sia elevato il consumo di bevande da asporto nella nostra città: turisti, residenti e ragazzi della movida ricorrono tutti alla classica bottiglietta da passeggio, sia essa in vetro o in plastica, contenga essa acqua, bollicine o una bevanda alcolica. È quindi altrettanto noto quanto spesso queste bottiglie finiscano abbandonate per strade o comunque gettate in contenitori non predisposti alla raccolta differenziata. Per ovviare a questo spreco e per risolvere i problemi e i costi che ne derivano, in via sperimentale a partire dal nostro municipio, ma anche sostenendo direttamente la causa presso il Comune, una soluzione potrebbe essere l’introduzione di una sorta di deposito cauzionale su questi prodotti, l’incentivo ad una buona pratica. Gli esercizi commerciali che somministrano bevande da asporto al pubblico – su indicazione dell’amministrazione locale – secondo questa proposta, dovrebbero applicare una maggiorazione al prezzo di listino. La differenza tra il prezzo esposto e il costo per il consumatore viene destinata all’azienda municipale di raccolta dei rifiuti o (qui sta la buona pratica) viene restituita al cliente al momento della resa del “vuoto”. In questo secondo caso, quello più auspicabile, il recipiente di vetro o di plastica sarà quindi destinato alla raccolta differenziata dal commerciante stesso. I vantaggi di tale iniziativa sono più che evidenti. Da un lato si assicura una maggiore quota di rifiuti alla raccolta differenziata, dall’altro – rendendo necessaria una prova della transazione, per garantire che il vuoto venga restituito al commerciante giusto ed evitare disonesti tentativi di lucro illecito – si contribuisce fortemente alla lotta all’evasione. Sarà infatti lo stesso consumatore, per poter poi richiedere la restituzione della sovrattassa, ad assicurarsi di aver ricevuto il dovuto scontrino fiscale. Per il negoziante, infine, il vantaggio potrebbe concretizzarsi in uno sconto sulla TARSU o in altri benefici altrimenti individuabili.
Il problema che sto rappresentando non è esclusiva della città di Roma – tanto meno del nostro municipio – né delle sole città italiane. Anche altri paese si sono dovuti o si stanno confrontando con questa tematica. La proposta che con questa lettera sottopongo alla vostra attenzione è proprio il frutto dell’impegno di alcune amministrazioni straniere. Ad esempio, in Germania, nelle zone centrali di città come Berlino (o dove è frequente il ricorso all’asporto e minore la propensione alla raccolta differenziata) hanno già inserito con successo la pratica del deposito cauzionale, con reciproca soddisfazione dell’amministrazione comunale e degli esercizi che hanno aderito all’iniziativa. All’ignaro turista che si vede maggiorato il prezzo il commerciante risponde: “take me back the bottle, and I will give you back the exceeding money.”
Quella illustrata credo possa considerarsi una pratica di civiltà, un’iniziativa utile ad assicurare maggiori tassi di raccolta differenziata e maggiore pulizia di strade e piazze.
È noto a tutti quanto sia elevato il consumo di bevande da asporto nella nostra città: turisti, residenti e ragazzi della movida ricorrono tutti alla classica bottiglietta da passeggio, sia essa in vetro o in plastica, contenga essa acqua, bollicine o una bevanda alcolica. È quindi altrettanto noto quanto spesso queste bottiglie finiscano abbandonate per strade o comunque gettate in contenitori non predisposti alla raccolta differenziata. Per ovviare a questo spreco e per risolvere i problemi e i costi che ne derivano, in via sperimentale a partire dal nostro municipio, ma anche sostenendo direttamente la causa presso il Comune, una soluzione potrebbe essere l’introduzione di una sorta di deposito cauzionale su questi prodotti, l’incentivo ad una buona pratica. Gli esercizi commerciali che somministrano bevande da asporto al pubblico – su indicazione dell’amministrazione locale – secondo questa proposta, dovrebbero applicare una maggiorazione al prezzo di listino. La differenza tra il prezzo esposto e il costo per il consumatore viene destinata all’azienda municipale di raccolta dei rifiuti o (qui sta la buona pratica) viene restituita al cliente al momento della resa del “vuoto”. In questo secondo caso, quello più auspicabile, il recipiente di vetro o di plastica sarà quindi destinato alla raccolta differenziata dal commerciante stesso. I vantaggi di tale iniziativa sono più che evidenti. Da un lato si assicura una maggiore quota di rifiuti alla raccolta differenziata, dall’altro – rendendo necessaria una prova della transazione, per garantire che il vuoto venga restituito al commerciante giusto ed evitare disonesti tentativi di lucro illecito – si contribuisce fortemente alla lotta all’evasione. Sarà infatti lo stesso consumatore, per poter poi richiedere la restituzione della sovrattassa, ad assicurarsi di aver ricevuto il dovuto scontrino fiscale. Per il negoziante, infine, il vantaggio potrebbe concretizzarsi in uno sconto sulla TARSU o in altri benefici altrimenti individuabili.
Il problema che sto rappresentando non è esclusiva della città di Roma – tanto meno del nostro municipio – né delle sole città italiane. Anche altri paese si sono dovuti o si stanno confrontando con questa tematica. La proposta che con questa lettera sottopongo alla vostra attenzione è proprio il frutto dell’impegno di alcune amministrazioni straniere. Ad esempio, in Germania, nelle zone centrali di città come Berlino (o dove è frequente il ricorso all’asporto e minore la propensione alla raccolta differenziata) hanno già inserito con successo la pratica del deposito cauzionale, con reciproca soddisfazione dell’amministrazione comunale e degli esercizi che hanno aderito all’iniziativa. All’ignaro turista che si vede maggiorato il prezzo il commerciante risponde: “take me back the bottle, and I will give you back the exceeding money.”
Quella illustrata credo possa considerarsi una pratica di civiltà, un’iniziativa utile ad assicurare maggiori tassi di raccolta differenziata e maggiore pulizia di strade e piazze.
Sicuro della vostra attenzione e disponibilità,
porgo cordiali saluti,
Luca Sappino



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