lunedì 8 febbraio 2010

COMMISSIONE SOCIALE CERCASI

comunicato stampa
Sinistra e Libertà – II municipio

II MUNICIPIO - IL PDL DIMENTICA LA COMMISSIONE SOCIALE

DOPO QUATTRO MESI DI PARALISI, OGGI SONO RIPRESI I LAVORI DEL II MUNICIPIO. IL PDL SI DIMENTICA DI NOMINARE IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SOCIALE E L'OPPOSIZIONE LASCIA L'AULA

Sono serviti quattro mesi alla maggioranza del II municipio per trovare il nome del nuovO presidente del consiglio. Era infatti ancora novembre quando l'assemblea della circoscrizione aveva sfiduciato il consigliere Di Tursi.
"Sono stati mesi di completa paralisi istituzionale, con il municipio alla deriva e il centrodestra - dichiara il capogruppo di Sinistra e Libertà, Luca Sappino - troppo impegnato a litigarsi nomine e poltroncine".
La scorsa settima, quando ormai la contesa sembrava non trovar fine, il PdL è riuscito a trovare la quadra e il consiglio ha eletto un nuovo presidente, Daniela Chiappetti.

Oggi sono ricominciati i lavori dell'aula: all'ordine del giorno tanto lavoro arretrato. Le forze di opposizione hanno però voluto marcare, uscendo dall'aula, il loro forte dissenso per la mancata nomina del presidente della commissione affari sociali, anche questo vacante da 4 mesi.

Sinistra e Libertà non può tollerare che per i capricci di un centrodestra litigioso – ha concluso il consigliere Sappino – i cittadini siano governati da istituzioni monche, prive degli strumenti per governare. Specialmente se questi interessano i bisogni dei più deboli e le politiche sociali”.

Sinistra Ecologia Libertà - II municipio

www.lucasappino.com
lucasappino@yahoo.it

lunedì 1 febbraio 2010

ALEMANNO SVENDE I MERCATI

martedì 26 gennaio 2010

ex cinema capitol

INTERROGAZIONE URGENTE

considerato che questa interrogazione riprende quanto già contenuto in una nota, con richiesta di convocazione di un'apposita commissione dei lavori pubblici, indirizzata al Presidente della Commissione competete;

considerato che da oltre cinque anni un'intera parte dell'isolato compreso tra piazza Mancini, viale Pinturicchio, viale Sacconi e via Calderini, è vessato dalle esternalità negative prodotte dalle attività di cantiere che interessano i locali dell'ex cinema Capitol;

considerato che i lavori sull'ex cinema, con accesso su viale Sacconi, interessano anche e soprattutto il corpo della struttura sito al centro di un cortile condiviso con altri locali commerciali e con i condimini dell'isolato, e considerato quindi che questo contribuisce all'acuirsi dei problemi derivati, prima dallo stato di abbandono della struttura, poi dall'invasività e dalla durata del cantiere;

considerato che, in una lettera già allegata alla nota per il Presidente Carta, alcuni cittadini lì residenti scrivono:

  • considerati numerosi precedenti: il crollo del suddetto solaio nel febbraio '05(..); l'ingresso di estranei e malintenzionati e i conseguenti furti, grazie alla noncuranza dei responsabili che avevano "chiuso" l'ingresso al cantiere in maniera posticcia ed assolutamente insufficiente, lasciandolo così per anni; i rumori, la mancanza del rispetto degli orari e dei giorni di lavoro, delle norme di sicurezza e pulizia (teli anticalcinacci utilizzati solo dopo decisa richiesta da parte nostra, elmetti e imbraghi di sicurezza mai visti addosso agli operai)

  • dubitiamo che il valore delle nostre case rimanga quello attuale: gli interventi fin qui messi in atto da parte della ditta che svolge i lavori hanno chiaramente alterato la fisionomia dello stabile, costruito nel '38, di rilievo storico e architettonico (ingombri esterni ai locali dell'ex cinema, eliminazione di elementi caratteristici come le tegole di ardesia, chiusure di finestre, rimozione del tetto, abbattimento di pareti esterne, come quella della cabina del proiezionista, costruzione di canalizzazioni per aria e fumi di varie dimensioni, forme e materiali)

  • dubitiamo che l'immobile mantenga l'attuale valore economico e venga garantita una buona qualità della vita quando entreranno in funzione quei motori per l'aria condizionata collocati al centro del cortile, appoggiati senza supporti elastici su una struttura di putrelle di ferro autocostruita, che senz'altro creeranno rumore (continuo) e vibrazioni (che si aggiungeranno a quanto generato dalle ventole montate sulle grate del "phone point" e del "gelataio") e certamente innalzeranno la temperatura dell'aria nel nostro cortile (penalizzando gli affacci prospicienti)”

ritenuto auspicabile l'intervento dell'amministrazione municipale e comunale per:

  • tutelare il rispetto della destinazione d'uso dei locali dell'ex cinema Capitol, garantendo la sopravvivenza di quello che era e può essere un luogo di socializzazione aperto al quartiere;

  • garantire una certa e ragionevole data di termine degli interventi di ristrutturazione;

  • assicurare il ripristino dell'area di marciapiede concessa per l'allestimento del cantiere;

  • contenere le possibili esternalità negative pre e post opera (valore immobile, rumore, calore, ecc..)

SI INTERROGANO

IL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO E L'ASSESSORE COMPETENTE

per sapere se, quando e con quali modalità intendono, come ritenuto opportuno dallo scrivente, impegnarsi per assicurare il raggiungimento degli obiettivi sopraindicati.

Cons. Luca Sappino

Sinistra ecologia e Libertà

giovedì 21 gennaio 2010

I BAMBOCCIONI SONO VITTIME


I BAMBOCCIONI SONO VITTIME
Lettera a Vittorio Feltri

Gentile Direttore,

Le scrivo tentando un breve scambio di opinioni sul suo ultimo editoriale, quello sui “bamboccioni adorabili”. Tra le varie cose che ci tengono distanti (ma che proprio per questo mi spingono a comprare spesso il suo giornale) c'è evidentemente una diversa concezione dell'idea e del valore dell'autonomia. Pur comprendendo alcuni passaggi del suo ragionamento - un ragionamento immagino provocatorio di un padre affezionato e ricco - non posso condividere il suo giudizio conclusivo e anzi credo debba essere ribaltato. Lei fa dei bamboccioni compagnia adorabile, io li considero vittime, spesso inconsapevoli.

È vero, come lei stesso racconta, che a casa dei genitori si può anche star bene. Non sempre è così, e molto dipende dalle condizioni economiche e sociali della famiglia di origine, ma lo è spesso. A casa sua poi si deve stare proprio come re e regine, se anche i rapporti amorosi del bamboccione di turno si fanno così semplici e trovano adeguati spazi di crescita. Immagino però che casa sua sia una casa grande dove ognuno ha i suoi spazi, le sue cose e dove c'è modo di stare un po' soli, di godere della propria privacy. Immagino che casa sua conceda spazi di autonomia, e per questo credo il nostro giudizio sui bamboccioni sia così distante. Però, direttore, non è sempre così. Anzi lo è molto raramente.

Vede, io credo che la crescita sia tutto e che questa passi obbligatoriamente per la conquista di spazi propri. In una gabbia, per quanto dorata, è difficile spiccare il volo. E allora preferisco la mansarda con le travi a vista che lei tanto teme. Preferisco un frigo semivuoto e le magliette stropicciate. Preferisco il rancio da caserma e sono pronto a rinunciare ai migliori sughi della mamma, se questo significa conquistare la mia autonomia. È una conquista che ha dei costi, lo sappiamo tutti, ma anche molti benefici. Andare fuori di casa non può certamente essere imposto per legge come vorrebbe il ministro Brunetta, ma le assicuro farebbe proprio bene ai giovani poterlo anche solo immaginare. Farebbe bene ai giovani e farebbe bene al paese.

I bamboccioni sono vittime, per nulla adorabili. Sono vittime di un paese che non offre loro niente. Nessun servizio, nessun incentivo. È questo il tema. Il vero problema non è stabilire se a casa con mamma e papà si sta bene o male. Bisogna stabilire se in questo paese un giovane ha o meno la possibilità di scegliere tra questa famosa mansarda e la casa natale. Caro Direttore sono sicuro che se lei la mettesse a disposizione per davvero sarebbero migliaia i giovani felici di abitare il “suo” bilocale mansardato. Farebbero a botte pur di cenare con gli scarti di un frigo semivuoto. E non perché si sia perso il gusto di una buona gastronomia, ma perché l'autonomia per i giovani è un bisogno fisiologico. Nessuno è “contento” di stare a casa con i genitori, ma in molti si accontentano perché quella mansarda non c'è.

Luca Sappino

tetto stranieri nelle scuole dell'infanzia



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA


PREMESSO CHE

- L’assessore alle politiche scolastiche del Comune di Roma ha annunciato nei giorni scorsi, con grande risalto sugli organi di informazione, di voler applicare il limite dei 5 bambini stranieri per classe, per le scuole comunali dell’Infanzia, a partire dal prossimo anno scolastico;

- Che la normativa era stata prevista già nell’art. 1 del “Regolamento della Scuola Comunale dell’Infanzia”, risalente al 1996;

- Che, nella sostanziale mancata rigida applicazione della normativa, i Municipi, nella redazione annuale delle graduatorie, hanno dovuto far fronte di anno in anno all’aumento esponenziale dei cittadini “stranieri” richiedenti l’iscrizione;

- Che non risulta essere stato analizzato e/o divulgato l’incremento dei cittadini, e dei bambini stranieri in particolare richiedenti l’iscrizione alla scuola dell’infanzia comunale, dal 1996 ad oggi;

CONSIDERATO CHE

- La scuola dell’Infanzia costituisce in moltissimi casi la sede del primo incontro tra i bambini e una comunità relazionale esterna alla famiglia;

- che tale sede non persegue finalità didattiche predefinite, piuttosto si modella sulle differenze e sulle peculiarità dei singoli bambini, che proprio a tre anni (limite minimo per l’accesso alla scuola dell’infanzia) iniziano a relazionarsi e a comunicare in senso compiuto;

- che a livello di legislazione ordinaria il decreto legislativo n. 59/2004 esplicitamente riconosce che le Scuola dell’Infanzia, promuovono le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e assicurano effettiva eguaglianza delle opportunità educative;

- che il medesimo decreto, nell’allegato A, riconoscendo che l’azione della Scuola dell’Infanzia opera nel rispetto e nella valorizzazione dei ritmi evolutivi, delle capacità, delle differenze e dell’identità di ciascuno, assegna alla stessa un contributo fondamentale nella realizzazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione;

- che, infine, lo stesso decreto assegna tra gli obiettivi della Scuola dell’Infanzia quello della “Fruizione e produzione di messaggi”, specificando che tra gli scopi della Scuola vi è quello diretto ad imparare come “Parlare, descrivere, raccontare, dialogare…lasciando trasparire fiducia nelle proprie capacità di espressione e comunicazione e scambiandosi domande, informazioni, impressioni, giudizi e sentimenti”;

SI INTERROGANO IL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO
E L’ASSESSORE COMPETETENTE

PER CONOSCERE

- quali siano gli intendimenti concreti dell’Amministrazione sull’applicazione del limite dei 5 bambini per classe nelle Scuole dell’Infanzia comunali;

- quali indicazioni operative debbano seguire il Municipio nella redazione delle graduatorie ove le stesse indicassero il superamento dei 5 bambini stranieri per classe;

- quale destino seguirebbero i bambini stranieri “in esubero”;

- quale criterio discretivo debba applicarsi per definire l’estraneità dei bambini, se il rigido criterio della cittadinanza legato allo ius sanguinis, una appartenenza a determinati gruppi linguistici o una analisi caso per caso delle competenze linguistiche di ciascun bambino;

quale analisi scientifica, pedagogica o sociologica sorregga l’eventuale disagio che un bambino romano di tre anni soffrirebbe, nell’apprendimento delle capacità sopra descritte di spettanza della Scuola dell’Infanzia, per la frequentazione di bambini “stranieri”.

Cons. Luca Sappino
Sinistra ecologia e Libertà

mercoledì 20 gennaio 2010

pino e alberi a piazza Grecia

INTERROGAZIONE URGENTE


Oggetto: pino e verde pubblico, rimozione tronco e nuove piantumazioni


considerato che alcuni giorni fa, in seguito a una tromba d'aria, è caduto (distruggendo peraltro la pensilina della fermata Atac) il pino all'angolo tra piazza Jan Palach e via XVII olimpiade;

considerato che le operazioni di rimozione del tronco caduto procedono con notevole lentezza;

considerato che sullo stesso marciapiede, all'ingresso di piazza Grecia, altre alberi di più piccole dimensioni, piantati in occasioni dei recenti lavori di ristrutturazione, risultano oggi mancanti;

SI INTERROGANO

IL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO ROMA II

E L’ASSESSORE COMPETENTE

affinché si attivino immediatamente per ultimare le operazioni di rimozione del pino caduto e provvedano a nuove e adeguate piantumazioni su tutto il marciapiede.

Cons. Luca Sappino

Sinistra, ecologia e Libertà


ps. l'immagine è del sempre presente Alessandro Ricci

sabato 16 gennaio 2010

bliz degli studenti iraniani durante una manifestazione pro ahmadinejad


Roma, 16 gennaio 2010
BLIZ DEGLI STUDENTI IRANIANI DURANTE UNA MANIFESTAZIONE PRO-AHMADINEJAD


Non era possibile rimanere immobili.
Leggendo il comunicato della "Comunita religiosa iraniana di Roma" che convocava un presidio sotto l'ambasciata iraniana di via Nomentana in solidarieta' ad Ahamdinejad, contro il movimento verde dell'Iran, non era possibile rimanere immobili.
Non era possibile rimane immobili perche' sentiamo il dovere di difedere il nostro paese, la forza genuina e spontanea di migliaia di cittadini, giovani e non, che lottano per i diritti della democrazia e per la liberta' dell'Iran.
Ci hanno definito "terroristi", hanno scritto che nel manifestare le nostre idee abbiamo "ferito credenti in preghiera", "bruciato effigi sacre", "aggredito agenti di polizia". Dicono che siamo "servi degli Stati Uniti e di Israele", che vieniamo pagati per assoggettare il nostro paese al "potere anglo-americano e sionista". Sono tutte bugie: in Iran e' il governo che uccide per reprime il movimento, non il contrario; in Iran e' il governo che si intrattiene con forze straniere, non il contrario. Tutte le tecnologie che la polizia usa per reprimere le manifestazioni di piazza, sono vendute all'Iran dall'occidente, mentre i manifestanti sono armati solo delle armi della pace. Il movimento verde e' indipendete e nonviolento, per natura e per scelta.
Rispettiamo il diritto a manifestare liberamente, ma non possiamo tollerare false accuse.
Non era possibile rimanere immobili davanti alle menzogne, e per questo abbiamo fatto un bliz simbolico durante la loro manifestazione. Abbiamo risposto alle loro infamie con la nostra creativita'. Abbiamo liberato per strada palloncini verdi con messaggi di pace, liberta' e democrazia.

Lo affermano in una gli studenti iraniani di Roma.

giovedì 14 gennaio 2010

FERMATE I GIOVANI

FERMATE I GIOVANI
di Luca sappino

L'ANNO NUOVO PARTE CON ANTICHI PROBLEMI E QUESTIONI IRRISOLTE. BUONI PROPOSITI? FERMARE LA FUGA DEI GIOVANI. PAROLA CHIVE AUTONOMIA

- Se è vero come è vero che le lenticchie portano soldi, gli italiani non devono averne mangiate abbastanza durante le feste: questo 2010 non pare portatore di particolari fortune. Per non tirare in ballo la sfiga – che è troppo comodo - diciamo pure che è la continuità il nostro problema. A partire dalle vicende dell'Ispra - di quei ricercatori (ovviamente quasi tutti giovani!) lasciati, da capodanno senza più contratto, arroccati su un tetto da un ministro indifferente - pare non siano serviti a nulla i tanti desideri di pace e prosperità. E allora, se continuità dev'essere, tanto vale andarsi a riprendere un altro dei ricordi del 2009. Un ricordo che, come fa per un verso il caso Ispra, racconta il paese parlando dei giovani; conferma, a chi non fosse ancora persuaso, che la crisi stende tutti, ma per terra, impossibilitate a rialzarsi, lascia soprattutto le giovani generazioni.
Era ancora novembre e c'era una cosa sul piatto di cui, soprattutto oggi, a sangue freddo, vale la pena parlare: una polemica durata pochi giorni e scatenata da Pier Luigi Celli, direttore della LUISS, una tra le più blasonate università private, l'università di Confindustria, con sedi nel cuore della Roma che conta, quella Roma che conta tanti soldi e opportunità.

Le opportunità garantite ai figli dai padri.
Celli pubblicò su Repubblica una lettera indirizzata al figlio. Quel privatissimo gesto d'affetto - non so se ricordate - faceva più o meno così: “Vai figlio mio, parti e non tornare, questo paese non fa per te”. In sintesi? “Qui non c'è futuro” diceva Celli al pargolo neolaureato.
Si alzò un polverone, ma la polvere - si sa - si posa in fretta. Intervennero un po' tutti: qualche cattedratico, le delegazioni giovanili dei partiti, il ministro Giorgia Meloni e anche lo stesso Napolitano, anticipando quando poi detto nel tradizionale messaggio di fine anno, tutto incentrato su giovani e riforme. “Giovani qui, giovani lì, giovani su, giovani giù”: tutti ne parlano, ma trovare qualcuno con qualcosa da dire è un'impresa più che ardua.
Ci fu chi apprezzò la provocazione e chi fu duro. Anche e soprattutto perché l'ultimo libro di Celli uscì in libreria proprio in quei giorni e non furono in pochi a pensar male. “Una provocazione che specula su un problema gravissimo, il destino delle giovani generazioni – accusava un volantino distribuito in quei giorni - non può essere usato per scopi promozionali.”
E poi ci furono gli studenti Luiss, le ricche matricole da 10mila euro l'anno: “Se Celli mi avesse detto per tempo che qui in Italia non ho futuro – scrisse su un blog uno stizzito studente di economia – non so se avrei studiato in questa università, pagato tutti questi soldi per poi garantirmi solo un invito ad andar lontano”. Voci contrarie e alcune a favore. La polvere calò, una volta per tutte, quando il figlio di Celli, il neo ingegnere Mattia (laureatosi, peraltro, in un'università pubblica) fece sapere che lui a partire non ci pensava proprio. “Caro Papi io resto qui”, fine della polemica e della promozione. Venduti - in tempo per Babbo Natale - i libri di Celli, non se ne parlò più.

Opportunità di studio, lavoro e autonomia.
Fu fatto silenzio perché a nessuno, in realtà, importa realmente ciò che questo paese offre ai giovani. E lo dimostrano – in una recente puntata di AnnoZero – le risposte cretine date dal viceministro leghista, Roberto Castelli, a Barbara Evola, un'insegnante precaria siciliana. Un riassunto del sorprendente dibattito? Barbara raccontava che vuol dire mantenere se stessi ed una famiglia con contratti che durano meno di un cartone di latte, e Castelli rispondeva che il suo Governo ha fatto molto (e infatti quest'anno gli insegnanti precari che perderanno il lavoro in Sicilia saranno quasi 7mila, ndr), ma precisava che la pappa pronta non c'è e che i giovani devono pur faticare. Barbara sommessamente concluse: “D'accordo Onorevole, ma nessuno qui vuole la pappa pronta: è solo che io ho 36 anni, giovane non sono più, faticare ho faticato, e voi il lavoro me lo togliete lo stesso”. Ecco, appunto.
Il nostro problema è che “talento”, “impegno” e “ricambio generazionale” sono bandierine sventolate di tanto in tanto, sotto elezioni o durante la cerimonia d'apertura dell'anno accademico. Sono un po' un passatempo. Della serie: “Non ci sono più le mezze stagioni” dice uno, “Sì è vero. E questo non è un paese per giovani” risponde l'altro. Al massimo banalità. Eppure se c'è una definizione, un'etichetta che raccoglie i problemi più urgenti vivi nel nostro paese, questa è proprio “questione generazionale”.

Non solo scuola.
Per rispondere ai giovani e impedire che - invitati da Celli – se ne vadano tutti all'estero, non basta intervenire sui percorsi di studio e di formazione. Non basta, ed è meglio lasciar perdere se il piano di ristrutturazione è quello degli “infallibili” Gelmini e Tremonti, se l'obiettivo è – come al solito - puntare sul privato, a danno della scuola pubblica e di tutti. Tante volte, anche qui su zai.net, abbiamo suggerito interventi più o meno impegnativi per un'altra idea di scuola e di università, finalmente europea. Ma non basta, e per questo la “questione generazionale” è la questione di tutto il paese, perché non riguarda solo la formazione, né esclusivamente i luoghi tipicamente dei giovani. Riguarda soprattutto quello che c'è dopo, ciò che si incontra fuori dai recinti protetti. Cosa c'è? Un lavoro, una casa, una città da vivere. Si spera. Una scuola e un'università di qualità sono solo il primo passo, ma non quello risolutivo: perché se “questione generazionale” è l'etichetta per l'archivio, la parola chiave del dossier deve essere “autonomia”. “Non serve a niente una scuola dorata in una società di merda”, si diceva del 68.

Città, casa e lavoro.
Viviamo in città che respingono i giovani, che negano spazi e riducono orari. Con questo dobbiamo confrontarci: non c'è autonomia nelle nostre città. Non puoi neanche muoverti se mamma e papà non ti prestano la macchina. Uscire la sera o andare il pomeriggio in centro con i mezzi? Molto, troppo difficile. Viviamo in città che comprimono, che non ti fanno muovere. E per essere autonomi e crescere – autodeterminarsi, è termine troppo retrò – servono sì spazi e servizi adeguati. Ma non solo, serve anche e soprattutto un lavoro. O almeno serve la prospettiva di un lavoro. Non sviluppano certo autonomia le serie infinite di stage e tirocini. E non mi si dica che è il mercato che offre solo questo. Sono le leggi che lo permettono, punto e basta. Leggi sbagliate da cambiare subito. Altrimenti ha ragione il buon vecchio Celli che, tenendo ai giovani, immagino non abusi di tirocinanti e collaboratori a progetto.
Genera autonomia una casa. O almeno una stanza. Volete che i giovani restino? Cominciate a costruire studentati come se piovesse. Case dello studente per tutti, anche per chi studia nella città in cui è residente, e se possibile con tutti i piloni al posto giusto, che altrimenti poi succede come a L'Aquila e tocca piangere i morti. Perché l'autonomia è anche dalla propria famiglia. Però lo studentato va lasciato presto, il nido si deve allargare, fosse anche solo per stipare meglio libri e cd. Affitto è la parola chiave per un giovane che ha bisogno di potersi muovere senza troppi impicci, rincorrere le opportunità. Case nuove non ne servono tante, basta riempire tutte quelle lasciate vuote. Solo a Roma è vuota una casa su sette, per un totale di 250 mila, e a Milano, in percentuale, sono pure di più. Volete che i giovani non vadano via? Affitti detraibili, contributo dello stato (una cifra seria per cortesia e non provate a straparlare di prestiti più o meno onorevoli!) per i primi anni e agevolazioni per il proprietario che affitta alla luce del sole. Non è difficile, ce la potete fare. Anzi, se fatto tutto col dovuto impegno, avanza anche qualcosina per rendere più accessibili cinema, librerie, musei e teatri. Perché autonomi sì, ma la vita non può essere solo studio e lavoro. Soprattutto a vent'anni.

Luca Sappino

(pubblicato su Zai.net Lazio,
gennaio-febbraio 2010)