giovedì 17 dicembre 2009

PIANTINE E CONFLITTO DI INTERESSI

Comunicato stampa
Sinistra e Libertà – II municipio

UNA GUIDA PROMUOVE LE ATTIVITà COMMERCIALI DEL MUNICIPIO, TRA QUESTE QUELLA DELL'ASSESSORE. È CONFLITTO DI INTERESSI?

Verrà presentata oggi stesso un'interrogazione urgente sull'ennesimo passo falso dell'assessore al Commercio del II municipio, Mario Mancini. Il testo, a firma di Luca Sappino, capogruppo di Sinistra e Libertà, denuncia quella che sembrerebbe proprio essere una nuova dimostrazione del conflitto di interessi che investe l'assessore Mancini. È proprio di questi giorni, infatti, la pubblicazione di una cartina topografica-promozionale del II municipio. Nella mappa, a cura della giunta municipale, sono evidenziati i luoghi simbolo della natura, dell'arte e della storia del territorio, ma non mancano – e qui c'è il conflitto di interessi – anche segnalazioni su dove meglio “Mangiare e Bere”. Mancini è infatti titolare del New York Caffè, segnalato tra luoghi imperdibili.

“L'assessore Mancini è un assessore a mezzo servizio, sfiduciato dal consiglio e isolato dalla giunta – dichiara il consigliere Sappino – ma riesce ancora a dare prova del suo talento.”

“Nessuno come Mancini e il centrodestra del II municipio - conclude il consigliere - riassume meglio l'idea che il PdL ha del governo e dell'amministrazione: Roma per loro è una città da piegare secondo i propri interessi di parte”.

Sinistra e Libertà
II municipio

PIANTINE E CONFLITTO DI INTERESSI - II MUNICIPIO

INTERROGAZIONE URGENTE

Oggetto: piantina II muncipio, assessore al commercio, affissioni e pubblicità


considerato che, proprio in questi giorni, è in distribuzione una piantina topografica-promozionale del II municipio, firmata dalla presidente Sara De Angelis e dall'assessore al commercio Mario Mancini;

considerato che la pubblicazione di questa piantina, come scritto nell'introduzione della stessa, mira a stimolare una “crescente conoscenza dei nostri quartieri, delle loro potenzialità e delle bellezze” ma anche a promuovere “attività commerciali ed artigianali di grande rilievo che animano e vivacizzano i nostri popolosi quartieri”;

considerato che tra le attività promosse, nella categoria “Mangiare e Bere” assieme ad altri 56 esercizi, risulta esserci il New York Caffè, sito in Largo Somalia 11 e 12 e che di questo Bar risulta essere titolare lo stesso assessore Mario Mancini;

considerato che l'ideazione e progettazione della piantina non è opera di strutture interne all'amministrazione ma risulta a cura della società Edi.Co. Srl;

considerato inoltre che la realizzazione grafica è a cura della società Black Bit, con sede in Via Val di Non 100, e che la stampa è stata effettuata presso la CSR Roma, in via di Pietralata;

SI INTERROGANO
IL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO ROMA II
E L’ASSESSORE COMPETENTE

per sapere secondo quale criterio sono state selezionate le attività commerciali promosse dalla piantina e se gli spazi promozionali sono stati assegnati dietro pagamento o gratuitamente;

per sapere inoltre quali costi ha sostenuto l'amministrazione per l'ideazione e la progettazione, per la realizzazione grafica, la stampa e la distribuzione;

per sapere inoltre se non si ravvisa nell'iniziativa l'ennesimo caso di palese conflitto di interessi dell'assessore Mario Mancini nell'esercizio delle sue funzioni di governo.


Cons. Luca Sappino

Sinistra e Libertà”

lunedì 14 dicembre 2009

mercatino in via oxilia

INTERROGAZIONE URGENTE

Oggetto: manifestazione socio-culturale in via Oxilia

considerato quanto contenuto nella comunicazione del Gabinetto del Sindaco, firmata dal vice capo di gabinetto Giammarco Nardi, per conto del Sindaco Gianni Alemanno, in data 11/12/09 con protocollo n° 85578;

considerata quindi l'autorizzazione di un mercatino eccezionale per il periodo delle feste natalizie (denominato “manifestazione socio-culturale”) in via Oxilia, con il posizionamento dei gazebo dalle 14.00 del 12 dicembre 2009 fino al 10 gennaio 2010;

considerato le numerose lamentale dei residenti e dei commercianti di zona, e le condivisibili ed oggettive obiezioni sollevate in merito alla scelta del Sindaco;

valutando come irragionevoli le ricadute sui flussi di traffico, eccessive le perdite di posti auto, troppo elevato – per la ristrettezza di spazi - il rischio di incidenti e furti, e incalcolabile il danno economico indotto ai commercianti della via che, con l'istallazione dei gazebo, vedono azzerata la loro visibilità e reso quasi impossibile l'accesso ai locali;

ritenuto opportuno, fatte le dovute verifiche, procedere allo spostamento del mercatino in altra e opportuna sede, meno impattante sulla circolazione veicolare e pedonale, sul commercio e sulla sicurezza;

SI INTERROGA URGENTEMENTE
IL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO ROMA II
E L’ASSESSORE COMPETENTE

per sapere se, quando e con quali modalità, intendono intervenire presso il Gabinetto del Sindaco per limitare al massimo le ricadute negative derivate dalla scelta di autorizzare un mercatino in via Oxilia, richiedendo l'immediato spostamento dei gazebo in altra e più idonea sede.

E inoltre, si interroga il Presidente del Municipio affinché verifichi la correttezza della procedura di autorizzazione, l'esistenza quindi di tutti i preventivi pareri tecnici necessari all'autorizzazione, compreso quello per competenza del II del gruppo della polizia municipale.

Si richiede altresì che sia verifica l'effettiva natura del mercato, che sia quindi, in ogni caso, tutelata la vocazione di “manifestazione socio-culturale” rispetto alle complementari attività commerciali.


Cons. Luca Sappino
“Sinistra ecologia e Libertà”

domenica 13 dicembre 2009

FICTION MARTIRIO


Trentanni vissuti recitando, senza saperlo, una parte in commedia. È la storia di Truman, il protagonista di un'involontaria commedia: il Truman Show, appunto. Viveva circondato di finzione giorno e notte, era tutto già scritto, fantasia di autori e registi, parole su un copione. È un film bellissimo, racconta meglio di mille saggi le derive e le perversioni della nostra società iper mediatica, della nostra società della finzione, dove il complimento più ambito è “spettacolare”. Ma forse quel film l'ho visto troppe volte e ne sono rimasto condizionato. Mi capita sempre più spesso di chiedermi quanto di ciò che accade non è parte di un copione, previsto, scritto e divulgato ad arte. Mi capita pure stasera. Stasera che qualcuno ha reso martire il presidente Berlusconi, proprio nel momento in cui più ne aveva bisogno, quando solo se reso martire, vittima, avrebbe potuto lavare mesi di malgoverno e scandali. Solo una bocca sanguinante avrebbe potuto cicatrizzare le ferite aperte del governo, e così mi assale un dubbio. Ma alla fine sicuramente sbaglio, certamente quel modellino del duomo milanese scagliato sui denti del premier è l'atto di uno squilibrato, estraneo ad ogni disegno sovversivo ma guidato da un clima teso ed “eccitante”. Sbaglio, ne son convinto, ma diciamo che sono pronto al peggio e non mi stupirei se ad un certo punto, come Truman nel suo show personale, ci trovassimo tutti ad andare verso un cielo tanto bello da sembrare dipinto e scoprirlo proprio dipinto, copia d'autore. Bello ma finto è quel cielo che tante volte aveva fatto sospirare noi e gli spettatori. Pure l'amore di Truman era finto ma funzionava lo stesso, il pubblico partecipava al sentimento. Anche l'odio e la violenza erano finti ma impressionavano e stimolavano solidarietà, serravano le fila del pubblico. Sembrava tutto troppo perfetto, per nulla casuali erano gli sviluppi del Truman Show, così come sembra tutto tranne che casuale il premier sanguinante, che dal predellino si affaccia non per concludere il comizio ma per mostrare, un po' stordito e un po' orgoglioso, le proprie ferite. Le ferite di una vittima e di un vero condottiero, uno che può a buon titolo condurre “l'antimafia dei fatti” nella crociata contro “l'antimafia delle calunnie e delle menzogne” e della violenza. Perché questa è la società della comunicazione, dove tutto è commedia, e con una buona strategia (o l'aiuto di un matto) si diventa martiri in un momento, vittime di comunisti mafiosi grillini e giustizialisti. Tutti insieme a tirare lo stesso modellino contundente. Ora tutti solidali. Poi, dopo "Fiction Martirio", presto sui vostri schermi "Fiction perdono", il nuovo capitolo della serie.

giovedì 3 dicembre 2009

SINISTRA E LIBERTA' ALLA LUISS INCONTRA CELLI

STAMANI PRESIDIO DI SINISTRA E LIBERTA’ ALLA LUISS

DELEGAZIONE SL RICEVUTA DA CELLI

Questa mattina si è svolto a Roma un presidio di ragazzi e ragazze di Sinistra e Libertà davanti alla sede della Luiss, dopo la lettera di Pierluigi Celli al figlio, pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano La Repubblica.

Il gruppo di ragazze e ragazzi – prosegue la nota – hanno distribuito centinaia di volantini raccogliendo consenso e stimolando una riflessione tra gli studenti.

Se Celli mi avesse detto per tempo che qui in Italia non ho futuro – ha confessato uno studente ai volontari di Sinistra e Libertà – non so se avrei studiato in questa università, pagato tutti questi soldi per non garantirmi nulla di più che un invito ad andar lontano”.

Non sono mancate, ovviamente, le voci solidali con il direttore dell’ateneo e lo stesso Celli, al termine del presidio, ha voluto incontrare una delegazione di Sinistra Ecologia Libertà.

I manifestanti – dopo l’incontro – hanno affermato: “Condividiamo l’analisi economica e sociale contenuta nella lettera di Celli, la denuncia che raccoglie il grido disperato di un’intera generazione. Non possiamo però condividere l’invito ad abbandonare la nave che affonda senza lottare”.

“L’Italia – proseguono – è piena di giovani che non si rassegnano a studiare in Università costruite ad uso e consumo delle imprese, a vivere in città saccheggiate dai costruttori, a dover consumare per esser cittadini, a dover scappare al nord per sfuggire alle mafie”.

“Anzi – concludono lasciando l’Università - riteniamo che una delle ragioni che stanno dietro alla crisi generale sia proprio il mancato ricambio generazionale delle classi dirigenti.”


Roma, 3 dicembre 2009

E’ quanto informa un comunicato dell’Ufficio Stampa di Sinistra Ecologia Libertà.

lunedì 30 novembre 2009

LA RIFORMA DELL'AMORE

AMORE CIVILE, DAL DIRITTO DELLA TRADIZIONE AL DIRITTO DELLA RAGIONE: UN LIBRO CHE PROPONE UNA RIVOLUZIONE. INTERVISTA A GUIDO ALLEGREZZA

Amore Civile, edito dalla piccola Mimesis e nelle librerie dai primi di novembre, è un libro contro la famiglia. Anzi no. È un libro per la famiglia. Anzi no. È un libro sulle famiglie possibili e, senza nessuna retorica, sull'amore. Perché nell'Italia della crisi e della precarietà, dove poche sono le famiglie “normali” che reggono ancora, di amore ce n'è comunque tantissimo, e le forme che assume sono tante, più di quante il dibattito pubblico lasci intendere. Amore Civile, su questi vincoli affettivi, avanza una proposta di riforma: perché di famiglie, oltre quelle degli spot tv, ne abbiamo un po' di tutti i tipi e le leggi non riescono a stare al passo.

Nel libro di famiglie ce ne sono tantissime, dalla libera unione, già coppia di fatto, alle comunità intenzionali, che sanno un po' di comune hippy. Siamo veramente così variegati?

Assolutamente sì. Per dirla con una battuta, in Italia ci sono famiglie per tutti i gusti. Ma quello che è importante non è tanto che ci siano nella realtà sociale ma che esse abbiano un riconoscimento giuridico, che ad esse siano associati dei diritti e dei doveri e quindi tutte le tutele che l'ordinamento riserva alle situazioni tradizionali, al matrimonio religioso con effetti civili e al matrimonio civile. Questo soprattutto a tutela delle persone che in quelle relazioni vivono una condizione di debolezza.

C'è insomma un'esigenza di regole?

É un'esigenza di regole sul piano giuridico, perché senza regole non esistono diritti e non ci sono protezioni. Ma è un'esigenza anche di carattere sociologico, quindi di riconoscimento sociale e di accettazione di una realtà di fatto che deve assumere una configurazione politica.

Quello che proponete è un codice, un diritto di famiglia, che non impone ma regola un presente.

Diciamo che quanto contenuto in Amore Civile è il frutto della collaborazione di numerosi professionisti del diritto, dell'antropologia, della sociologia, della psicologia e di altre discipline sociali che tende a prender atto della mutevolezza della nostra società e propone uno schema elastico di norme all'interno del quale le formazioni familiari e “para-familiari” - come le abbiamo definite - trovino una collocazione adatta e sufficientemente ampia per le aspirazioni affettive e solidaristiche di tutti.

Detta così sembra un codice fatto esclusivamente di affetto e sentimenti. Era questa l'intenzione?

Il titolo completo di questo libro è, non a caso, “Amore Civile, dal diritto della tradizione al diritto della ragione”. Perché attraverso una riscrittura delle regole, partecipata e improntata alla massima laicità, abbiamo cercato di tracciare una strada utile – e lo dico con una battuta – a eliminare il patrimonio dal matrimonio, lasciando al centro l'affetto e riconoscendo all'affetto e ai sentimenti il ruolo di cemento della società.

Parlando del libro con amici e colleghi in alcuni è emerso un timore, un sentimento di minaccia, la paura di perder qualcosa rispetto agli ordinamenti fin'ora conosciuti.

Non mi stupisce affatto, anzi. Quando si producono delle forze di cambiamento c'è sempre e comunque una reazione da parte di chi vede nella tradizione un luogo sicuro. A queste persone però bisognerebbe dire che i luoghi sicuri sono sì accoglienti ma, se troppo isolati, rischiano di diventare delle tombe.

È un'immagine forte...

Ma rende l'idea. Temo che a furia di non voler seguire il mondo che si muove, di restare ancorati alle tradizioni, ad esser danneggiate saranno le famiglie stesse, la società e – soprattutto – la politica. A far finta di non vedere i cambiamenti si rischiano momenti di tensioni tutt'altro che utili.

Abituati a quanto fino ad oggi discusso, dai Pacs ai Dico, frutto di mediazioni e compromessi sempre al ribasso, quello che si propone nel libro sembra un sogno...

Non sembra: è un sogno! È un progetto ambizioso che non fa i conti con le mediazioni e con gli interessi di bottega, che si pone sul piano della laicità assoluta e affronta il problema semplicemente considerando quali sono i punti di equilibrio tra le esigenze degli individui e quelle della società.

Detta così, da noi, sembra fin troppo faticoso. C'è lo spazio politico per realizzare l'impresa?

Bhé, se in Italia ci fosse lo spazio politico per un progetto di riforma così avanzato, l'avremmo già fatto. Il problema molto serio è che da noi va creato ancora lo spazio culturale.

E allora cos'è una provocazione?

Forse in parte sì. Ma è una provocazione di quelle buone, l'innesco di un cambiamento culturale, utile non solo a produrre nuove e adeguate leggi, ma soprattutto a migliorare il livello complessivo del dibattito pubblico.

Qual è l'avversario più temibile?

Le resistenze che avremmo affrontato fino a ieri, oggi sono amplificate della crisi economica, che spinge verso conservatorismi sconosciuti in anni più felici. Dobbiamo scontrarci con la volontà, anche figlia della paura, di non dare un riconoscimento pieno e giusto a tutte quelle forme di diversità (non solo quelle sessuali o dell'identità di genere, ovviamente) da un incomprensibile, ma rassicurante, criterio di normalità.

Qualche tempo fa, durante una delle manifestazione di solidarietà alle vittime di violenza e contro l'omofobia, tanti furono i fischi indirizzati a Dario Franceschini, allora ancora al comando del Pd...

Il politico che viene fischiato fa i conti con la sua coerenza. Se in piazza si dice una cosa, ma poi alla stampa o in Parlamento si dichiara il contrario, non ci si deve stupire che qualcuno chieda il conto.

Tanta delusione per le tante promesse mai mantenute.

I fischi rappresentano la delusione di una comunità che si è sentita illusa e che ha visto, di conseguenza, depauperare il proprio patrimonio umano creato dopo gli anni 60. Ma chissà non sia proprio tutta questa delusione accumulata la scintilla necessaria all'innesco del cambiamento.

Potrebbe tornare utile un'ennesima apertura del “compagno” Fini e della sua fondazione così progressista?

Fini è un signore elegante e di buone maniere - anche quando usa le parolacce. Però è pur sempre l'esponente di spicco di un partito fortemente conservatore che in coalizione se la fa con un partito neofascista come la Lega. Noi di compagni Fini non abbiamo bisogno. C'è da valorizzare un enorme territorio, a sinistra del Partito Democratico, dove c'è tanta gente che ha voglia di fare e pensa liberamente. Noi a quella gente dobbiamo dedicarci, quella dobbiamo stimolare e impegnare.

Luca Sappino

sabato 28 novembre 2009

NO-B DAY, è arrivato il momento di reagire