- Venerdì scorso, arrivato all'Hotel Quirinale non nego di aver provato una certa soddisfazione nel vedere che la sala scelta dagli organizzatori avesse le porte aperte verso un cortile esterno, che la sala fosse quindi facilmente accessibile, che – nei momenti di maggiore ressa - si potesse seguire il dibattito anche da fuori. Ma la mia soddisfazione non è derivata da un canone estetico o dalla funzionalità, ma dal fatto che – nonostante questa sia stata convocata come l'ennesima riunione a porte chiuse, nonostante si sia compiuto il solito errore, si sia caduti ancora nell'autoreferenzialità, nell'ossessione per il proprio ombelico e nonostante il gruppo dirigente si sia macchiato ancora di un'imperdonabile arroganza, credendosi in virtù di un atto notarile proprietario di un simbolo – da quelle porte si potesse entrare e uscire senza troppi vincoli. “Entrare e uscire”, badate bene. Nella mia testa da quelle porte sarebbe potuto entrare chi crede e spera in Sinistra e Libertà e sarebbe potuto uscire chi ancora agitato da remore, da timori, da incertezze. Generalmente dubito di chi spavaldo crede di avere la ragione in tasca, ma oggi credo la ragione sia tutta in un simbolo, quel simbolo che appartiene ad oltre 900 mila persone. Le porte in fondo alla sala sono rimaste ben aperte tutto il giorno e personalmente avrei sperato che chi venuto per prender tempo, per rallentare un moto così generoso, per tirare per la giacchetta Sinistra e Libertà verso questa o l'altra sub-identità, avesse varcato la soglia, fosse tornato più tardi – semmai – ma ci avesse lasciato andare avanti in pace. Spenditi, senza fretta ma convinti. Pensavo e ho detto nel mio intervento: “Torni più tardi chi non è persuaso, non torni proprio chi sta ancora calcolando il proprio vantaggio. Si sappia che qui l'interesse è solo collettivo.”
Anche se certo che in Sinistra e Libertà non ci sia nulla da perdere, ma tutto da guadagnare, non credo sia questo il luogo adatto per matematici della politica, equilibristi o tattici.
Sinistra e Libertà non è il luogo della razionalità, dei numeri o delle scelte programmate. Sinistra e Libertà è figlia del caso, delle circostanze e della passione. Sinistra e Libertà è al tempo stesso una creatura fragile e un mix esplosivo. Una creta di buona sostanza che aspetta solo di essere plasmata dall'estro e dalla creatività.
La discussione in sala è andata avanti basandosi su alcune pagine di appunti, molto ben fatti, redatti dal compagno Gennaro Migliore. Lo sforzo di Gennaro è stato sicuramente grande e come tale va apprezzato e a lui vanno sinceri ringraziamenti. Però fosse stato per me (ma anche per tanti altri compagni presenti) avrei spinto più sulla sintesi e, volendo, avrei tralasciato un po' di analisi politica per pensare più all'organizzazione, all'assicurazione della democrazia interna a Sinistra e Libertà. Personalmente avrei scritto: “Da oggi Sinistra e Libertà è un partito e rappresenta l'alternativa. L'assemblea pubblica già convocata per il 12 Settembre ne sarà l'assemblea costituente. Potranno partecipare e avranno diritto di voto tutti coloro che da oggi aderiranno formalmente al progetto.” Punto, nulla di così difficile. Così forse, quando Grazia Francescato con il suo intervento ha tirato il freno e pregato la platea di avere rispetto per i tempi di tutti (i tempi dei Verdi nel caso specifico, che andranno a congresso a ottobre), avremmo potuto risolvere la questione semplicemente aggiungendo “si prevede la possibilità di aderire al progetto anche se già tesserati ad altro partito. Sinistra e Libertà sarà casa delle case, sarà un partito dalla doppia tessera, almeno per il primo anno di vita.” Credo così la discussione avrebbe avuto tutt'altro valore. Credo così saremmo riusciti a dare risposta apprezzabile alla richiesta e alla disponibilità che ci sono state date dagli elettori.
Ma cari compagni e care compagne, oggi i nostri nemici più temibili si chiamano pessimismo e prudenza. La strada scelta è stata un'altra: considerare Sinistra e Libertà ancora un cantiere – l'ennesima opera incompiuta – e accontentarsi di presentarne il simbolo alle prossime elezioni amministrative.
Qualcuno all'hotel Quirinale – non la platea, ma “qualcuno” - ha deciso che Sinistra e Libertà è ancora un campo di ricerca. Bene allora se dobbiamo discutere ancora di noi (quando cominceremo a occuparci del Paese?) io vorrei mettere sul tavolo tre parole, semplici e necessarie, non di contenuti ma di metodo.
La prima parola è 'contaminazione': la propongo affinché si tenga ben in mente il valore impagabile del processo di conoscenza e scambio culturale e politico che da mesi interessa le nostre basi, i nostri elettori e anche i nostri dirigenti. 'Contaminazione' è una parola importante perché ci spiega come indietro non si possa tornare, ci spiega quanto sia impossibile separare ancora le nostre identità. Le nostre sono storie liquide, ormai ingredienti di un unico e rinfrescante frullato e come tali, una volta uniti, difficili da separare.
La seconda parola è 'avanguardia,' una parola che evoca la destra ma che dovremmo recuperare. Il significato di questa parola sta nella sperimentazione, nello spirito critico e autocritico, nell'autonomia e nel coraggio. L'avanguardia sta nella centralità dei giovani, perché se oggi la sinistra vive la sua più grande crisi di consensi e popolarità, è anche perché ha ritenuto di poter fare a meno di una propulsione giovanile e della spregiudicatezza. Dietro l'avanguardia c'è la “questione generazionale”, che però non deve significare “via i vecchi, dentro i nuovi”, ma deve rappresentare l'affermazione di una diversa pratica politica. La sinistra che andremo a costruire dovrà prevedere spazi autonomi e indipendenti (premesse necessarie alla formazione di qualsivoglia avanguardia) per sviluppare le capacità di tanti, ma soprattutto dei giovani, di quei ragazzi e di quelle ragazze che, oggi più che mai, hanno il bisogno, il diritto e il dovere di immaginare un futuro diverso.
La terza parola che propongo è 'iniziativa', perché possiamo parlare quanto ci pare di noi e degli altri ma la sinistra tornerà a vivere solo grazie alle nostre azioni, alla nostra presenza e alla nostra capacità di stare sul pezzo e menare forte quando necessario. L'unica sinistra che possiamo costruire deve essere semplicemente attenta e avere i riflessi pronti. Per noi è suonata la sveglia: bisogna uscire dal letargo!
Tre parole per la sinistra: contaminazione, avanguardia e iniziativa. Tre parole che assieme ne fanno una quarta: curiosità. La sinistra deve essere curiosa!
Non vi rubo altro tempo. Vorrei concludere questo commento, forse confuso, mutuando alcune parole di Luigi Pintor, datate 1997. L'ex direttore parlava del suo Manifesto che vendeva 30 mila copie, io vorrei usarle per Sinistra e Libertà.
“Vedo la libertà come privilegio di pochi, come attributo della ricchezza e del potere, che comporta la illibertà dei più: la loro sudditanza, costrizione, inconsapevolezza. E non mi piace. Un tempo la libertà si declinava in formule semplici: libertà dal bisogno, di pensiero, di associazione, di stampa. Oggi queste formule sono banalità, piccole licenze, tanto incontestate quanto inconsistenti e inoperanti. Qui siamo cento persone (tanti erano all'epoca a via Tomacelli, noi all'Hotel Quirinale eravamo forse 300) che si domandano sempre più spesso perché tengono in vita una speranza da poche migliaia di lettori (noi una speranza del 3,1% di elettori). Ma forse basta dire che i numeri non sono tutto, uno può essere mille e viceversa, e basta raccontarsi che senza i nani non esisterebbero le favole.”
Forse basta ricordarsi che senza una degna sinistra, che rideclini la parola libertà, non può esistere un altro e diverso centrosinistra.
Per me, cari compagni, oltre Sinistra e Libertà non c'è altro, questa è la nostra ultima spiaggia. Però, vista anche la buona stagione, la nostra è una spiaggia bellissima dove il sole si prende che è una meraviglia.





